Aymo Brunetti (Keystone)

“Non lasciamo fallire aziende sane”

L'intervista a Aymo Brunetti, uno dei massimi esperti in Svizzera di economia politica e stabilità finanziaria

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Quello che sta vivendo l'economia attualmente è uno choc. S'è fermata buona parte della produzione, dei servizi, il consumo - eccezion fatta per alcuni prodotti, soprattutto alimentari - è calato. È chiaro che tra qualche giorno, quando ci saranno gli stipendi da versare, molte piccole e medie aziende saranno già confrontate con i primi problemi di liquidità. In questo contesto si discute di aiuti statali miliardari. Ne abbiamo parlato con Aymo Brunetti, uno dei massimi esperti in Svizzera di economia politica e stabilità finanziaria.

"Dobbiamo stare attenti che questa non si trasformi in una crisi grave per l'economia. La mia preoccupazione è molte aziende in realtà sane si trovino ora in difficoltà senza avere colpe. Il compito dello Stato è aiutarle a superare questa fase con costi che restano mentre le entrate erodono. Nemmeno un'azienda sana sopravvive a lungo così".

Il Consiglio federale ha già stanziato un credito fino a 10 miliardi, soprattutto per le indennità di lavoro ridotto. Stamattina due professori del Politecnico di Zurigo chiedono però un fondo da 100 miliardi…

"Chiunque ora dica di sapere quanto costerà questa crisi si fa delle illusioni. Mi sembra sensata la procedura delle autorità federali: 10 miliardi subito per cominciare, e la disponibilità ad aggiungerne poi. Procedere gradualmente è più sensato che fare ora delle cifre senza sapere se sono giuste".

Lei ha vissuto in prima fila la crisi finanziaria del 2008. Si possono fare dei paragoni, ci sono analogie?

"La situazione è diversa. Nel 2008 la crisi è partita dal settore finanziario e ha avuto ripercussioni sull'economia reale. Oggi invece è il contrario. L'economia reale è ferma, le banche intanto non hanno problemi, ma la situazione potrebbe cambiare se molti crediti non verranno restituiti. Nella crisi finanziaria al centro vi era la politica monetaria, oggi le banche centrali devono soltanto fornire di sufficiente liquidità gli istituti bancari. Ma la vera soluzione deve arrivare dallo stato, con aiuti e misure fiscali".

Allora qual è l’errore più grave che potrebbe fare lo Stato?

"Lo sbaglio più grave sarebbe reagire troppo tardi, lasciando fallire molte imprese sane, che devono solo superare un momento difficile. Perché la ripresa dopo un'ondata di fallimenti sarà molto più difficoltosa. Non si deve sottovalutare questo aspetto".

Concretamente, cosa è necessario? Lo Stato deve distribuire soldi alle piccole e medie imprese in difficoltà?

"Versare denaro senza dovere di restituzione è per me l'ultimo strumento da usare. Bisogna prenderlo in considerazione se un'ondata di fallimenti è imminente. Prima però tenterei altre vie: indennità per lavoro ridotto, il rinvio dei pagamenti di tasse e IVA, e fideiussioni statali per garantire i prestiti bancari. Sono questi gli strumenti più importanti".

I Governi si mobilitano per l'economia

Gli annunci degli aiuti all'economia, pesantemente toccata dal coronavirus, sono arrivati dai Governi di tutto il mondo. I miliardi promessi non sono però stati sufficienti a calmare gli investitori e le borse hanno registrato un nuovo calo.

 
Alan Crameri
Condividi