Ignazio Cassis
Ignazio Cassis (keystone)

“Vaccini? Divisioni tipiche degli occidentali”

Il consigliere federale Ignazio Cassis: “Laddove si hanno i soldi per comprarli ci si permette il lusso di grandi discussioni”

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Il consigliere federale Ignazio Cassis, da New York, dove parteciperà all'Assemblea generale delle Nazioni unite, ha preso posizione sulla spaccatura in Svizzera tra favorevoli e contrari ai vaccini. Una spaccatura sempre più presente e rumorosa ma, secondo il capo del Dipartimento federale degli affari esteri, l’immagine del paese non ne risente.

“Queste divisioni si vedono un po' ovunque nel mondo, soprattutto nel mondo occidentale. Laddove i soldi bastano per avere i vaccini ci si permette il lusso di fare grandi discussioni, laddove non ci sono i vaccini si spera che qualcuno dia i soldi per comprarli”, ha dichiarato Cassis.

Intanto però la quota di vaccinati - seppur lentamente - cresce. Queste sono le ultime cifre disponibili sul sito dell'Ufficio federale della sanità pubblica: oltre il 61% della popolazione ha ricevuto almeno una dose.

Via le restrizioni con l'80% di immunizzati

E gli esperti iniziano a preconizzare interessanti prospettive.Christoph Berger, presidente della Commissione federale per le vaccinazioni, sulle pagine del domenicale NZZ am Sonntag, spiega che tutte le restrizioni potrebbero sparire se la quota di immunizzati raggiungesse l'80% di chi ha più di 12 anni.

Un po' sulla falsariga di quanto sta avvenendo in Danimarca, attualmente all'84%: un risultato che stando a quanto spiega l'epidemiologa Lone Simonsen dell'Università di Roskilde, sul domenicale SonntagsBlick, è stato ottenuto "attraverso un dibattito sano sul senso della vaccinazione e a delle risposte precise fornite dal Governo in merito alle preoccupazioni della gente".

Tra le preoccupazioni di molte persone c'è la tecnologia mRNA dei vaccini Pfizer e Moderna; un sondaggio dell'istituto zurighese Sotomo rivela che un milione di persone si vaccinerebbero se fosse disponibile un'alternativa; l'alternativa in tempi relativamente brevi dovrebbe arrivare e si chiama Johnson&Johnson.

Ultima curiosità emersa sul domenicale SonntagsZeitung: la Confederazione per il momento prevede l'obbligo esteso del certificato Covid fino al 2022, ma ha già fatto i compiti per valutarne i costi di gestione fino al 2026.

 
 
Telegiornale 12.30/ludoC
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