Immagine d'archivio (©Tipress)

Al voto sotto il segno della pandemia

Prevedibili un'ampia partecipazione e ritardi nella comunicazione dei risultati - Software per lo spoglio: sono sicuri?

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Domenica si terrà la prima votazione federale sotto il segno della pandemia che, da fine febbraio, ha investito la Confederazione. Le cancellerie comunali si troveranno quindi confrontate con una situazione inedita.

Già oggi, venerdì, a Zurigo la cancelliera della città Claudia Cuche Curti parla di una partecipazione al voto mai vista prima. I cittadini devono esprimersi in totale su 13 oggetti, compreso l'ennesimo voto sullo stadio dell'Hardturm. Molte persone hanno seguito l'invito della città a votare per corrispondenza, così da evitare eccessivi assembramenti alle urne. Ci saranno in tutto due locali di voto, dove tutti saranno tenuti a indossare la mascherina e a rispettare le distanze di sicurezza.

Per conoscere l'esito del voto, tuttavia, bisognerà attendere un po' più del solito, ha dichiarato Claudia Cuche Curti interpellata da radio SRF. Ci si aspettano ritardi anche in altre grandi città. A Berna saranno in servizio meno scrutinatori, in modo da rispettare le distanze. Per questo il conteggio del voto per corrispondenza inizierà già oggi, un giorno prima del solito.

Malgrado ciò il cancelliere Jürg Wichtermann prevede ritardi nella comunicazione dei risultati. È dunque possibile che domenica ci si debba armare di pazienza, anche perché per alcuni degli oggetti federali i sondaggi prevedono un esito risicato.

Il voto tradizionale è davvero sicuro?

Il voto tradizionale, con la crocetta a mano apposta su una scheda, è davvero sicuro? No, secondo un'inchiesta giornalistica pubblicata venerdì dal magazine d'approfondimento Republik che denuncia l'utilizzo - da parte di almeno 14 amministrazioni cantonali - di software obsoleti e vulnerabili in particolare per l'analisi dei dati post voto.  

Fra i 14 cantoni che utilizzano sistemi non sicuri ci sono i Grigioni, il Ticino, Vallese, Berna, Basilea solo per citarne alcuni.

Dall'inchiesta - lo sottolineano gli stessi autori - non emergono evidenze di attacchi informatici negli anni. Le lacune evidenziate sono comunque importanti: la vulnerabilità deriverebbe da errori commessi dai produttori ma pure da una scarsa consapevolezza da parte delle amministrazioni.

La RSI si è quindi rivolta a Silvano Petrini, direttore del centro sistemi informativi del Canton Ticino: Republik punta il dito anche sul software "Votel", era a conoscenza del problema?

“Sì – risponde Petrini – detto questo non userei né il termine datato né vulnerabile. Il software è entrato in funzione nel 2007 la prima volta e le vulnerabilità che loro hanno costatato non si riferiscono al software in sé ma piuttosto a quello che hanno trovato su una pagina generica di accesso per oltrepassare la quale ci vogliono una serie di credenziali ben precise. Dal nostro punto di vista la sicurezza è garantita".

Altri cantoni hanno preso in considerazione i risultati di questa inchiesta chiedendo contatti con i produttori dei software oppure hanno rimesso mano al loro sistema. Perché non dovrebbe farlo anche il Ticino? “Lo abbiamo fatto – risponde Petrini – Oltretutto proprio per questo software è previsto prossimamente un assessement di sicurezza”.

RG delle 12.30 del 25.09.20; il servizio di Francesca Calcagno
RG delle 12.30 del 25.09.20; il servizio di Francesca Calcagno
RG/CSI/Red.MM
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