Una fabbrica della RUAG (archivio keystone)

Armi, reazioni agli antipodi

“Felici che il Governo non abbia allentato i vincoli all’esportazione”, commenta una coalizione interpartitica; “decisione negativa, che peserà sull’industria”, afferma la RUAG

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"Felici che il Consiglio federale abbia ritrovato la ragione"; "una decisione negativa per l'indipendenza svizzera e per l'occupazione nell'industria d'armamento". Sono le reazioni alla decisione di ieri (mercoledì) del Consiglio federale di rinunciare all'allentamento del divieto di esportazione di materiale bellico nei paesi in guerra civile. Ad esprimersi, su fronti opposti, sono la coalizione che si batte contro qualsiasi apertura nelle procedure d'autorizzazione e la RUAG, l’azienda per la produzione di materiale bellico di proprietà della Confederazione.

Al ritmo di rivelazioni di stampa e rapporti controversi sulla destinazione finale di alcune armi svizzere, le reazioni negative alla decisione del governo di modificare la prassi d'autorizzazione per le esportazioni di armi si erano moltiplicate negli scorsi mesi. Una coalizione interpartitica aveva inoltre anche minacciato un'iniziativa popolare per il ritorno a norme più severe (come erano in vigore prima del 2014). La raccolta firme è sempre in sospeso, ma nel frattempo i promotori si rallegrano della decisione del Governo: “Siamo felici che il Consiglio federale abbia ritrovato la ragione e i valori svizzeri come la neutralità e il rispetto dei diritti fondamentali – spiega ai nostri microfoni la parlamentare dei Verdi Lisa Mazzone -. Il dibattito sulle esportazioni prosegue e la cosa migliore è che ciò avvenga nel quadro di una legge che lasci la possibilità alla popolazione di esprimersi". Sul futuro dell’iniziativa, aggiunge, il comitato si riunirà nei prossimi giorni per decidere cosa fare.

"Questa decisione concerne l'intera industria bellica svizzera”, commenta da parte sua il nuovo presidente del consiglio d'amministrazione di RUAG, Remo Lütolf.

“Già oggi siamo svantaggiati rispetto alla concorrenza estera e se la situazione dovesse perdurare ci saranno conseguenze sull'occupazione – aggiunge –. I volumi di produzione sono inoltre direttamente legati alle competenze industriali svizzere, che potrebbero essere indebolite. Queste competenze sono molto importanti per l'esercito svizzero; in questo senso la decisione non è positiva".

Di armi si tornerà in ogni caso a parlare presto in Parlamento.

RG-Gian Paolo Driussi/ludoC

Le esportazioni di materiale bellico nel 2017

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