Immagine d'archivio (Tipress)

Caritas, 115 licenziamenti a Berna

I tagli, più pesanti del previsto, sono stati decisi a seguito della decisione del cantone di non confermare il mandato per la gestione di richiedenti asilo

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Saranno 115 i dipendenti di Caritas che perderanno il posto di lavoro a Berna entro la fine del 2020. I licenziamenti, più numerosi del previsto, sono la conseguenza della decisione del cantone di non confermare il mandato di gestione dei richiedenti asilo.

Che ci sarebbero stati dei tagli, lo si sapeva dallo scorso aprile: allora, a sorpresa, il cantone aveva escluso dall'assistenza dei rifugiati, a partire dal luglio del 2020, Caritas, Esercito della salvezza e Associazione Asilo di Bienne e regione. Tre organizzazioni che da decenni si occupano dell'aiuto e dell'integrazione dei profughi e che attualmente ne assistono 4'000.

Un duro colpo dal punto di vista finanziario, si parla di 50 milioni di franchi in totale, che per Caritas si è tradotto in oltre un centinaio di licenziamenti, in particolare tra gli assistenti sociali e il personale amministrativo.

Sono attualmente in corso trattative con il cantone per il finanziamento di misure di accompagnamento, soprattutto per i casi più "delicati", ha precisato oggi, venerdì, la co-direttrice Dalia Schipper. Un quinto di chi perderà il lavoro ha più di 55 anni.

Per quanto riguarda le altre organizzazioni, l'Esercito della salvezza aveva già comunicato la soppressione di 150 posti. Non sono invece ancora note le ripercussioni sui dipendenti dell'Associazione di Bienne. Contro la decisione di Berna sull'assegnazione di questi mandati sono stati inoltrati alcuni ricorsi.

RG-MF/ludoC
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