C’è chi affronta l’ansia legata a un tumore, chi un disturbo alimentare che dura da undici anni, chi una depressione resistente a ogni cura. A collegare queste storie sono LSD, psilocibina, MDMA: sostanze inserite nella lista degli stupefacenti vietati per legge. Oggi, invece, tornano in scena come strumenti terapeutici, in un contesto scientifico. In Svizzera il loro impiego è autorizzato caso per caso dall’Ufficio federale della sanità pubblica. Tra le condizioni: che siano esauriti tutti gli altri trattamenti disponibili.
Andrea, malato oncologico, è stato uno dei primi pazienti in Svizzera a sperimentare la terapia psichedelica assistita. 6 anni fa cercava qualcosa che lo aiutasse ad affrontare l’ansia legata alla diagnosi: “Pensavo che magari potesse aiutarmi in un momento difficile della mia vita”. Durante il suo viaggio con l’LSD, dice di aver “lasciato il corpo” e di aver rivissuto perfino la propria nascita. Un’esperienza estrema ma, per lui, profondamente trasformativa.
Anche Rita convive da anni con una depressione maggiore. Si avvicina alla terapia con la psilocibina quando sente di aver esaurito le alternative. Il viaggio la scuote: “Le mie mani le vedevo come degli artigli… ero in uno stato di paura”. Ma poi arriva una nuova consapevolezza: la sensazione che la depressione, per quanto presente, possa essere in qualche modo relativizzata, “guardata da lontano”.
Valentina, invece, lotta con l’anoressia dall’adolescenza. Per lei la somministrazione di LSD è un passaggio durissimo: “Avevo il cuore che batteva fortissimo… ho avuto paura di morire”. È proprio attraversando quella paura, però, che emerge un’immagine interiore che ancora oggi la accompagna nei momenti più bui. “Un viaggio difficile”, dice, “ma che ricordo con molta gioia”.
Mentre a Ginevra l’équipe dell’ospedale universitario ha già trattato 500 pazienti, il Ticino muove i primi passi in ambito ospedaliero: l’ospedale Beata Vergine ha avviato da un anno un progetto dedicato ai disturbi alimentari, tra le patologie psichiatriche più complesse e seconda causa di mortalità per gli adolescenti. Le percentuali di successo a Ginevra sono incoraggianti: circa un terzo dei pazienti vive cambiamenti “spettacolari”, un altro terzo un miglioramento significativo.
Il professor Daniele Zullino riassume così la logica di questi trattamenti: “Non si tratta di terapie farmacologiche ma psicoterapeutiche, ravvivate da un effetto farmacologico”. L’obiettivo è sciogliere gli schemi rigidi che alimentano depressione, ansia, dipendenza. “La psicoterapia assistita da psichedelici apre nuovi modi di pensare”, aggiunge lo psichiatra.
Per ottenere l’autorizzazione bisogna rivolgersi a un medico: sono finora una novantina in Svizzera, di cui sei nella Svizzera italiana, che la praticano anche in studi privati.
Non tutti, però, riescono ad accedere al percorso legale. Così c’è chi si rivolge a terapeuti clandestini. È il caso di Sarah, attrice romanda, sofferente per un grave trauma vissuto da bambina. “Sono riuscita a toccare qualcosa che era rimasto nell’oscurità… e da lì è iniziata la risalita”.
Anne, pseudonimo sotto cui si cela una psicoterapeuta, psicologa di formazione, che tratta casi simili fuori dal quadro legale, afferma: “Ci sono traumi che non necessariamente danno origine a sintomi depressivi o ansiosi e ci sono anche persone che mal sopportano gli antidepressivi. E non aiutarli con tecniche, psicoterapie che funzionano, oggi è molto frustrante”.
Per il momento però gli psichedelici non sono accessibili a tutti perché non sono stati ancora omologati come farmaci di prima scelta. Si aspettano insomma gli sviluppi della ricerca.
Gli psichedelici non sono una panacea valida per tutti: servono supervisione, protocolli chiari, personale preparato. Ma per alcuni pazienti è stato un punto di svolta. Come Andrea, che oggi, pur convivendo ancora con la malattia oncologica, sente che quel viaggio gli ha dato una lezione essenziale: “Tu sei vivo e sei vivo oggi: il passato non esiste, il futuro non esiste. Esiste solo il momento presente”.







