L'entrata di un centro commerciale nel Mendrisiotto (ti-press)

I timori dell'economia

Le ripercussioni delle misure per combattere la diffusione del coronavirus preoccupano diversi settori

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Il consigliere federale Alain Berset incontrerà venerdì  il comitato direttore della conferenza dei responsabili cantonali della sanità, e in discussione ci sono altre eventuali misure preventive contro la diffusione del coronavirus (come la promozione del telelavoro o un obbligo generalizzato delle mascherine nei luoghi pubblici), e il padronato teme gli effetti negativi di nuove misure restrittive.

La ristorazione è stato uno dei rami più colpiti con la chiusura imposta imposta dal 17 marzo al 10 di maggio, e il presidente di Gastrosuisse, Kasimir Platzer, confida che anche di fronte a una seconda ondata, si rinunci a misure drastiche, anche se "con le cifre attuali penso che ci saranno delle restrizioni in più, e ogni restrizione fa male - ha spiegato ai microfoni della RSI. Attualmente non si registrano focolai riconducibili a locali pubblici, Platzer chiede quindi proporzionalità, "bisognerebbe vedere cos'è efficace e cosa non serve a niente".

Gli fa eco Henrique Schneider, sostituto direttore dell'Unione svizzera arti e mestieri. "Temo misure sproporzionate da parte dei cantoni. In questa fase il mondo economico viene ascoltato poco dalla politica". Marco Taddei, dell'Unione Svizzera degli imprenditori, ha invece fiducia nelle autorità. È l'epidemia che lo inquieta: "C'è molta incertezza e non si vede l'uscita dal tunnel. Non si sa bene se sarà tra qualche mese o addirittura tra qualche anno".

RG/Bleff
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