Il procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler (Keystone)

"La mafia qui fa affari e ricicla denaro sporco"

Intervista al procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler: “Tutta la società deve stare in allerta; in Ticino c’è più consapevolezza. Servirebbe la figura del pentito”

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Alla fine del 2021 in Svizzera erano 49 le inchieste aperte concernenti la criminalità organizzata. Casi che, spiega ai microfoni della RSI Stefan Blättler, procuratore generale della Confederazione, hanno spesso legami con “molteplici cantoni”. Nell’ambito della criminalità organizzata la Svizzera ha a che fare “con delinquenti che operano in modo globale: attraverso le frontiere”.

Il Ticino, nonostante la sua vicinanza con il Nord Italia, “non è più esposto di altri cantoni – prosegue il procuratore federale capo -. La maggior parte dei casi ha legami con la Svizzera tedesca: significa anche che molto è stato fatto negli ultimi anni in Ticino da parte di polizia, magistratura e amministrazione. Qui, la consapevolezza è maggiore, ci sono gli anticorpi”.

Infiltrazioni e grandi appalti

Un tema che desta spesso preoccupazioni in termini di criminalità organizzata è quello dei grandi appalti. Blättler conferma che “bisogna stare vigili”, “le autorità amministrative hanno il compito di controllare, di verificare flusso di denaro e contabilità e soprattutto di fare verifiche, senza annunciarle, sui cantieri per capire chi lavora e in quale modo, quali sono i contratti e le condizioni di lavoro degli operai”.

Lottare contro la mafia e le organizzazioni criminali, prosegue il capo del Ministero pubblico della Confederazione, “non è solo il lavoro della polizia e della procura, ma si indirizza a tutta la società”.

Blättler era ospite ieri, giovedì, dell’assemblea della sezione ticinese della Società svizzera impresari e costruttori, che ha discusso anche di lotta alla criminalità organizzata.

 

Ma quelli del cemento e del mattone non sono gli unici settori a rischio: “Lo sono tutti, soprattutto quelli in cui girano molti soldi: la gastronomia, per esempio, ma anche quello delle nuove tecnologie. Non dobbiamo dimenticare che, essendo in Svizzera, spesso le organizzazioni criminali non vogliono fare soldi ma trasferire qui i soldi fatti altrove per riciclarli. Non abbiamo quindi a che fare solo con organizzazioni che operano dalla Svizzera, ma con quelle che trasferiscono in Svizzera il prodotto illecito di attività basate all’estero”.

“Servirebbe la figura del pentito”

Per combattere le organizzazioni criminali, oltre agli strumenti disponibili, “bisognerebbe introdurre la figura del testimone chiave, magari in combinazione con quella del pentito così come avviene in Italia: questo potrebbe in alcuni casi essere qualcosa di molto utile. Bisognerebbe affrontare questa discussione”, conclude Stefan Blättler.

Falò: gli uomini della 'ndrangheta

Falò, il magazine di inchiesta della RSI, ha dedicato la puntata di giovedì sera alla mafia. Il reportage di Maria Roselli mostra come la ‘ndrangheta sia radicata nel nostro paese e come i suoi uomini siano lontani dallo stereotipo del mafioso; spesso, infatti, si tratta di persone insospettabili che sanno integrarsi nella nostra società. Tra di loro c’è chi traffica stupefacenti, ma c’è anche chi investe nella nostra economia.

La puntata di Falò:

SEIDISERA/Red.MM
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