Nel mirino dei cybercriminali

I reati online, durante il confinamento anti-coronavirus, sono aumentati. L’esperto: “Servono misure di igiene e distanziamento sociale anche su Internet”

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“Il crimine organizzato sta sfruttando i cambiamenti apportati dalla pandemia di Covid-19”. Inizia così un recente report di Europol, l’agenzia dell’Unione europea per la lotta alla criminalità organizzata, redatto per fare il punto sulle modalità messe in atto da malintenzionati per perpetrare reati durante il periodo di lockdown che ha interessato gran parte dei Paesi. Se è vero infatti che durante le misure di confinamento i delitti comuni sono diminuiti un po’ ovunque, esiste anche il rovescio della medaglia: ad aumentare negli ultimi mesi sembrano essere stati i colpi messi a segno online, come truffe di vario genere, phishing, e ricatti di ogni tipo.

Ondata che travolge anche la Svizzera

L’ondata di criminalità online non sembra aver risparmiato la Svizzera. MELANI, la centrale d'annuncio e d'analisi per la sicurezza dell'informazione, e il Centro nazionale per la cybersicurezza (NCSC) hanno rilevato un’impennata delle segnalazioni durante le settimane di semi confinamento in Svizzera; segnalazioni che riguardano prevalentemente le frodi online, ma anche decine dicasi tra l’invio di spam, phishing e malware.

 

“I reati relativi a Covid-19 sono sempre più diffusi in tutto il mondo. I criminali si sono rapidamente adattati alla situazione e stanno cercando di capitalizzarla utilizzando Internet o altri mezzi”, ci conferma la polizia federale. “Le varie forme di attacchi informatici (frode, estorsione, phishing, ecc.) si verificano a ondate – fa eco MELANI -. Ondate innescate spesso da eventi significativi, come appunto è stata la crisi del nuovo coronavirus”.

Truffe ai tempi del virus

Truffe ai tempi del virus

Il Quotidiano di giovedì 02.04.2020

 

Igiene e distanziamento sociale anche online

“Abbiamo assistito per esempio a un’impennata delle frodi legate alla vendita online di mascherine”, ci conferma anche Stefano Caneppele, criminologo e professore all’Università di Losanna (guarda l’intervista in cima all’articolo). Cosa ci ha insegnato dunque la crisi del coronavirus su questo frangente? Caneppele ci risponde con una metafora: “Se è vero che il ruolo dei cittadini è importante per contenere il diffondersi del nuovo coronavirus, lo è anche per evitare il dilagare della criminalità informatica: sia usando ‘misure di igiene’ quali filtri anti-spam e anti-malware, sia attraverso il distanziamento sociale. Per le PMI, le più esposte solitamente poiché spesso hanno meno risorse per proteggersi dai cyberattacchi, sarebbe utile segmentare l’accesso alle informazioni, per limitare i rischi derivanti dalla perdita di dati”.

Caneppele porta anche l’esempio della curva dei contagi: “Con il Covid-19 bisogna appiattire la curva per tenere la capacità del sistema sanitario proporzionata all’ampiezza del problema, la stessa cosa accade con la criminalità informatica: bisogna educare le persone a un utilizzo più consapevole degli strumenti informatici e dello spazio cyber per evitare di aumentare in maniera spropositata il numero delle vittime, altrimenti i sistemi di sicurezza e le attività di polizia non sarebbero più in grado di svolgere adeguatamente il loro lavoro”.

Sacra corona… virus

Il monito circola da quando si è capito che l’epidemia di coronavirus avrebbe messo l’economia in grande difficoltà: la criminalità organizzata sfrutta le emergenze e quella attuale non farà eccezione. Aziende, negozi e ristoranti chiusi le presteranno il fianco e così faranno lavoratori impoveriti o famiglie in difficoltà. Per chi dispone di denaro sporco, l'occasione è ghiotta per farlo circolare, ripulirlo, entrare nell’economia legale ed approfittarne anche per accaparrarsi questo o quel sussidio pubblico. Ospiti a Modem:

 
ludoC
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