Jan-Egbert Sturm, direttore dell'Istituto di ricerca congiunturale KOF del Politecnico di Zurigo (keystone)

PIL, colpo meno duro del previsto

Intervista al direttore dell'Istituto di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo sul calo, comunque storico, del prodotto interno lordo svizzero

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Un calo storico del 2,9% nel 2020 per l'economia svizzera, tuttavia inferiore al - 3,4%, che era l'ultima stima dell'Istituto di ricerca congiunturale KOF del Politecnico di Zurigo. Queste le considerazioni del direttore Jan-Egbert Sturm.

Com'è da interpretare questo dato? Una cattiva, o una buona notizia?

Il bicchiere può essere sempre mezzo pieno o mezzo vuoto. Da una parte è un crollo quasi unico nella storia, solo durante la crisi del petrolio degli anni 70 era andata peggio. D'altra parte non sta andando così male come temevamo... e questa è la buona notizia.

Ma questo vuol dire che l'economia svizzera è sufficientemente robusta per riprendersi anche da un terzo, da un quarto confinamento?

In realtà confidiamo nel fatto che l'economia si stia riprendendo in maniera da sopportare meglio le chiusure. Lo stop ad alcune attività nell'ultimo trimestre sta facendo meno danni rispetto al primo confinamento. Ci sono certo forti differenze tra i vari settori. La gastronomia soffre molto, al contrario il commercio all'ingrosso e al dettaglio, così come l'industria oggi sono posizionati meglio rispetto alla scorsa primavera.

Ma non ci sono settori che si riprendono più facilmente di altri, dopo una chiusura? Il turismo ha vissuto un parziale boom durante l'estate...

Sì, e in maniera simile è andata al commercio al dettaglio. D'estate ha recuperato quanto perso in primavera, la cifra d'affari annuale non è male... anche se poi ci sono grosse differenze tra un'azienda e l'altra. Però è vero: ci sono settori con altri ritmi. L'industria, con una catena di produzione molto più lunga, perde di velocità più lentamente, ma ci impiega anche di più a riprendersi.

Il PIL svizzero è sorretto molto dalle esportazioni, in particolare del settore farmaceutico... non rappresenta questa una certa fragilità dell'economia?

In effetti questa volta la struttura economica ci ha aiutato. In Svizzera sono notoriamente forti la farmaceutica, la chimica e la finanza (banche e assicurazioni). Rami che in questa crisi non hanno sofferto particolarmente, e per questo la situazione è migliore rispetto ad altri paesi.

Quindi tutto merito della struttura, e meno degli aiuti statali?

È una combinazione tra i due fattori. C'è il vantaggio strutturale in questa crisi, e ci sono gli aiuti statali che sono stati rapidi ed efficaci in particolare durante il primo confinamento, con le indennità per lavoro ridotto, che hanno attenuato in parte gli effetti negativi della pandemia.

Alan Crameri
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