Un'infermiera mentre si occupa di un soldato ucraino ferito nei combattimenti (Keystone)

Pazienti ucraini in Svizzera, cresce la pressione

I presidenti di PLR e Verdi contrari alla decisione del DFAE di non curare feriti della guerra in Ucraina nella Confederazione

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Il presidente del PLR Thierry Burkart si oppone alla decisione del DFAE di non curare i feriti di guerra ucraini in Svizzera e un orientamento simile è espresso a chiare lettere anche dal numero uno dei Verdi elvetici, Balthasar Glättli.

"Sono del parere che la Svizzera dovrebbe, secondo la sua tradizione umanitaria, ricevere e prendersi cura dei feriti", ha affermato Burkart, per il quale sarebbe opportuno "che la Svizzera facesse un'offerta alla NATO, nell'ambito delle possibilità offerte dalla legge di neutralità", stando a quanto ha precisato in un'intervista rilasciata mercoledì dai giornali del gruppo Tamedia.

Rispondendo favorevolmente a una richiesta dell'Alleanza atlantica, i cantoni si sono dichiarati pronti a curare i feriti ucraini nei loro ospedali. Ma il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha posto il veto motivandolo con questioni legate alla neutralità, preferendo fornire aiuti in loco.

Secondo Burkart, il diritto alla neutralità non giustifica un rifiuto totale. La Svizzera può fare una controfferta alla NATO, dichiarandosi pronta ad accogliere i feriti a determinate condizioni, prosegue il presidente del PLR. "I soldati feriti dovrebbero essere portati in Svizzera e non dovrebbero tornare in Ucraina dopo che si sono ripresi. Per i civili, invece, questo non rappresenta alcun problema", sottolinea il consigliere di Stato di Argovia.

Un’opinione questa condivisa pure dal presidente dei Verdi Balthasar Glättli. Quest’ultimo in materia di accoglienza di pazienti ucraini negli ospedali svizzeri chiede di fare tutto il possibile, che non è solo curare i civili ma anche i soldati feriti, senza cambiare le regole della neutralità.

“Basterebbe parlare chiaro e fare una controproposta, dicendo che la neutralità ci impedisce di rimandarli in patria a combattere”. Glättli ritiene che su tali basi Kiev invierebbe in Svizzera militari con ferite gravi e degenze lunghe, mentre terrebbe in patria o manderebbe altrove chi potrebbe poi tornare in combattimento.

Balthasar Glättli si augura che il Governo federale a questo punto cambi idea, ma in caso contrario ha già sottolineato che si attiverà in Parlamento. Cercherà infatti alleati appena le commissioni torneranno a riunirsi dopo la pausa estiva. Pensa a una dichiarazione, ossia un atto parlamentare non vincolante, con il vantaggio di richiedere tempistiche brevi ed esser approvato già entro la prima metà di settembre. È già stato impiegato dal Legislativo sulle sanzioni contro la Russia, con il Consiglio federale che fece dietrofront tre giorni dopo.

Berna ha respinto una richiesta della NATO di curare pazienti ucraini nella Confederazione per riserve sulla neutralità. D'altronde, oltre una dozzina di Paesi dell'Unione europea (UE) hanno già partecipato alle cure all'estero dei feriti di guerra dall'Ucraina, inclusa l'Austria, anch'essa nazione neutrale.

ATS/RG/Alan Crameri/EnCa
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