In Ticino circa il 90% dei contributi va alla musica classica, di cui la gran parte all'Orchestra della Svizzera italiana (archivio TI-Press)

Sovvenzioni, scontro musica classica e moderna

Nonostante il successo della seconda, l’80-90% dei contributi va alla prima, anche in Ticino – A Ginevra lanciata una campagna, a Basilea si voterà – Weidmann: “Con meno soldi niente OSI”

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La musica moderna chiede più soldi, la musica classica risponde picche. Il tema delle sovvenzioni alla musica fa discutere da tempo in Svizzera, anche perché nonostante il grande successo della musica jazz, pop, rock e dance la musica moderna, in termini di sovvenzioni pubbliche, sembrerebbe il parente povero di quella classica.

Ora però c’è chi dice basta e chiede di più: “Parliamo di privilegi storici – dice in tono polemico alla RSI Béatrice Graf, presidente della Federazione ginevrina di Musica Creativa. Tutti paghiamo le imposte e nelle manifestazioni pubbliche per la gente l'80% della musica suonata è moderna. Quindi è normale che ci sia una ridistribuzione dei soldi, che la musica moderna abbia più di quel 4-5% di sovvenzioni che, ricordiamo, sono pagate dalla collettività”.

Insomma, Béatrice Graf non fa sconti a nessuno e in effetti già la primavera scorsa la federazione ginevrina aveva lanciato una campagna sui social per sensibilizzare il pubblico sulla precarietà dei musicisti e su una ridistribuzione dei soldi della cultura a svantaggio della musica moderna. A Ginevra, infatti, l'87% delle sovvenzioni pubbliche destinate alla musica vanno a quella classica. Una vera e propria discriminazione secondo Graf, che denuncia il mancato adempimento della missione scritta nella Costituzione cantonale: il sostegno alla diversità culturale.

Una ridistribuzione dei soldi pubblici, invece, potrebbe diventare realtà nel Canton Basilea città, dove un'iniziativa popolare da poco depositata chiede che almeno un terzo delle sovvenzioni alla musica vada alla musica indipendente. Ai politici, poi, il compito di decidere se ridistribuire il budget attuale o aumentarlo. Secondo gli iniziativisti la distinzione tra musica seria, meritevole di sovvenzioni e musica popolare, è da tempo superata. L'attuale politica di sovvenzioni non solo ignora le esigenze dei musicisti, ma non corrisponde nemmeno all'interesse del pubblico.

Weidmann (OSI): “Con il 30% niente più OSI, servono più soldi per tutti”

Ma cosa ne pensa il mondo della musica classica? Lo abbiamo chiesto a Christian Weidmann, direttore dell'Orchestra della Svizzera Italiana. “Se avremo il 30% meno in soldi pubblici non ci sarebbe più l’OSI, questo è chiaro. La musica classica è comunque la base della musica più moderna. Se tralasciamo Bach e Beethoven, viene a mancare l'intera base per la comprensione della musica moderna”. 

In fondo, però, non si tratta di togliere le sovvenzioni alla musica classica, ma giusto di darne una parte agli altri stili musicali. “Il vero discorso dovrebbe essere quello di aumentare queste sovvenzioni, ci servono più soldi. Non è che la musica classica riceve troppo e gli altri ricevono troppo poco, e ci sono tanti studi che dimostrano l'importante impatto economico della musica classica in una città o una regione”.

In Ticino situazione simile, Guidotti: “Disparità eredità storica”

Una situazione simile, a livello di sovvenzioni, la si ritrova anche in Ticino, dove circa il 90% dei contributi destinati alla musica finiscono a quella classica. E il grosso di questo importo - spiega alla RSI Paola la capa dell'ufficio del sostegno alla cultura Paola Costantini, capa dell'ufficio del sostegno alla cultura – è destinato al sostegno propri dell’Orchestra della Svizzera italiana (OSI).

SEIDISERA del 26.06.2022 - L'intervista di Aron Guidotti alla capa dell'Ufficio sostegno alla cultura Paola Costantini
SEIDISERA del 26.06.2022 - L'intervista di Aron Guidotti alla capa dell'Ufficio sostegno alla cultura Paola Costantini
 

La disparità è “storica” indica Guidotti, e per comprenderla “bisogna andare a scavare nel tempo: prima c'era piuttosto un sostegno solo alla musica, poi è stato integrato all'interno della legge sul sostegno alla cultura. Quindi certi sostegni erogati già nel passato non sono stati tolti, per cui storicamente stanno andando avanti in questa direzione. Però effettivamente noi ci siamo resi conto che c'è questa disparità. È un po’ difficile togliere il sostegno esistente e altrettanto difficile introdurre aggiunte, si tratta quindi di equilibrare almeno in come vengono erogati questi fondi”.

SEIDISERA-Guidotti/dielle
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