Spopola la versione russa di Swissinfo

Dallo scoppio del conflitto il numero dei contatti settimanali è triplicato - Intervista con il vice redattore capo Reto Gysi von Wartburg

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La pagina in lingua russa è l'ultima nata in casa Swissinfo, che pubblica in altre 9 lingue, ma dal 2012 - anno della sua nascita - non è mai stata tanto visitata.

"Avevamo circa 50'000 visite a settimana, ma dallo scoppio del conflitto in Ucraina il numero di contatti è triplicato – dichiara Reto Gysi von Wartburg, vice redattore capo di Swissinfo – Un segno tangibile del fatto che c'è interesse e soprattutto bisogno di informazione priva di quello che possiamo chiamare il filtro russo. Siamo anche sui social: Twitter, Instagram... 23'000 persone ci seguono su VKontakte - il Facebook russo, per così dire - e altre 74'000 su Facebook."

Sul sito non trovano però la cronaca giorno per giorno di quanto accade, ma leggono dell'accoglienza dei profughi ucraini in Svizzera o dibattono sulla neutralità elvetica.

"Noi non abbiamo persone sul posto che possano fare la cronaca di quanto accade – racconta Reto Gysi von Wartburg –  Inoltre, il nostro mandato è offrire il punto di vista svizzero sui fatti: le persone vogliono capire quali siano le ricadute del conflitto sulla Svizzera o quali siano le conseguenze delle sanzioni prese da Berna. Chiedono ad esempio cosa succede per chi ha del denaro qui ma si trova in Russia, temi di questo genere."

Del conflitto comunque si parla, ma in termini ben precisi. Quali e perché questa scelta? "Non usiamo i termini della propaganda di una o dell'altra parte – afferma il vice redattore capo di Swissinfo – Non usiamo la dicitura operazione militare speciale, parliamo apertamente di guerra e invasione. Non usiamo però il termine aggressore: in una lingua il termine invasione può essere molto più forte di aggressione o viceversa e tenere conto di questo aiuta ad essere più oggettivi ed evitare la strumentalizzazione del nostro lettorato. Quando ci arrivano messaggi dove ci viene rimproverato di non sposare una causa o l'altra, sappiamo che stiamo facendo bene il nostro lavoro."

Un equilibrio difficile da mantenere, un lavoro costante che si esercita soprattutto nella moderazione dei commenti, che - contrariamente a media più grandi e con più risorse - Swissinfo lascia abilitati sia sulle sue pagine che sui suoi canali social.

"Dobbiamo restare in contatto con il nostro pubblico e soprattutto dargli la possibilità di dialogare – afferma il nostro interlocutore – Non lasciamo i commenti attivi ovunque perché spesso non permettono uno scambio costruttivo. Sulle pagine dei dibattiti invece li permettiamo così come sui canali social. I nostri collaboratori della pagina russa si alternano ormai 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 per moderare i commenti."

Un lavoro tutto sulle spalle di due giornaliste e un giornalista di lingua e origini russe e un'esperta di comunicazione ucraina. Oggi c'è solo Lyudmila, che non si fa intervistare: deve lavorare e non vuole creare problemi alla famiglia in Russia. Fuori microfono ci viene riferito che per il gruppo di lingua russa il momento difficile è il ritorno a casa, quando bisogna affrontare le emozioni messe da parte durante il lavoro, di cui sono orgogliosi perché è importante che si conoscano i fatti.

"Nonostante perseguiamo l'oggettività sappiamo che corriamo il rischio di essere chiusi: - conclude Gysi von Wartburg – dalla Cina, ad esempio, siamo inaccessibili già da qualche anno. Se dovessero chiuderci anche in Russia cercheremo altri modi di arrivare al nostro pubblico."

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