Tazza in bambù naturale e biodegradabile? Macché: plastica, misto resina e fibre vegetali (iStock)

Stoviglie di bambù da bandire

L'ecoalternativa alla plastica a contatto con alimenti caldi può rilasciare sostanze nocive per la salute

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Le stoviglie di bambù, ritenute un'alternativa ecologica a quelle in plastica, saranno bandite in Svizzera poiché, oltre a non essere biodegradabili, possono essere dannose per la salute. Non è ancora noto quando scatterà il divieto, ma l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria ai microfoni della RSI ha confermato che anche la Confederazione li vieterà.

Vari studi internazionali negli ultimi anni hanno accertato che in alcuni casi piatti, ciotole o tazze riutilizzabili in bambù, a contatto con alimenti caldi, possono rilasciare, in particolare, melamina e formaldeide. Due sostanze potenzialmente cancerogene che sono alla base delle resine che vengono mischiate alla fibra della pianta per darle forma e garantirne la tenuta.

 

Negli ultimi anni diversi laboratori cantonali hanno constatato dei superamenti dei limiti di trasferimento di tali sostanza negli alimenti ammessi.  Martedì quello ginevrino, come anticipato dalla trasmissione per i consumatori "À Bon Entendeur" della RTS, ha reso noto che il 40% dei contenitori analizzati erano fuori norma. È stato inoltre confermato che il calore è un fatto aggravante. Ma non solo. È anche stato accertato che la presenza di bambù nella plastica favorisce il rilascio della melamina e della formaldeide.

Le conclusioni arrivate da Ginevra hanno fatto scattare l'allarme a Berna. All'Ufficio federale responsabile della questione, assicurano, si è decisi a seguire l'esempio dei paesi che in Europa hanno già deciso di ritirare i prodotti, a volte, promossi anche come "100% naturale": Austria, Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo.

Rispettare le prescrizioni d'uso

Per usare le stoviglie in bambù bisogna rispettare scrupolosamente le condizioni previste dai fabbricanti. "Il calore, l'utilizzo nei microonde o i contatti prolungati con le derrate alimentari sono sconsigliati poiché favoriscono la migrazione dei contaminanti negli alimenti", hanno spiegato alla RTS gli specialisti del canton Ginevra. In particolare bisogna evitare che il contenuto abbia una temperatura superiore ai 70 gradi, come nel caso del tè o del caffè.

Condividi