Una donna su cinque vittima di abusi

Bisogna riformare il diritto penale, sostiene Amnesty International, per punire tutti gli atti sessuali senza consenso reciproco

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Almeno una donna su cinque di età superiore ai 16 anni ha subito atti sessuali non consentiti e più di una su dieci ha avuto un rapporto contro la sua volontà. È quanto emerge da un'indagine promossa da Amnesty International pubblicata oggi, martedì. L'organizzazione invita quindi a un giro di vite del diritto penale.

Stando allo studio dell'istituto gfs.bern, il 22% delle donne in Svizzera ha subito atti sessuali senza il proprio consenso e il 12% ha avuto una relazione contro la propria volontà.

 

"È spaventoso constatare fino a che punto le donne parlino poco delle aggressioni sessuali vissute, anche all'interno della loro cerchia più stretta. Quasi la metà delle donne interessate (49%) tiene per sé tali episodi di violenza. Solo l'8% ha denunciato i fatti alla polizia", ha dichiarato Cloé Jans, di gfs.bern, presentando i risultati in una conferenza stampa a Berna.

Oltre la metà (59%) delle 4'495 donne e ragazze di età superiore ai 16 anni residenti in Svizzera interrogate sono già state vittime di molestie sotto forma di contatti, abbracci o baci non desiderati.

Con una petizione, Amnesty chiede alla consigliera federale Karin Keller-Sutter, responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia, di presentare proposte di riforma del diritto penale affinché tutti gli atti sessuali senza consenso reciproco siano punibili.

Rivedere la definizione di stupro

"La Svizzera dispone di un diritto penale in materia di reati sessuali obsoleto, che dovrebbe essere totalmente riformato", ha dichiarato dal canto suo Nora Scheidegger, avvocata ed esperta in diritto penale. A suo avviso, la definizione di stupro è particolarmente problematica: "Poiché la norma in materia di stupro presuppone la coercizione, si chiede indirettamente alla vittima di difendersi".

"Siccome la pratica giuridica si concentra sulla resistenza e la violenza, invece che sulla mancanza di consenso, non si riconosce la vera posta in gioco: ovvero il non rispetto dell'autodeterminazione sessuale", le ha fatto eco Martino Mona, professore di diritto penale.

La Convenzione di Istanbul, entrata in vigore l'anno scorso in Svizzera, esige chiaramente che l'assenza di consenso sia al centro di ogni definizione giuridica di stupro e di altre forme di violenze sessuali. Oggi in Svizzera, numerose donne sono infatti in posizione di debolezza davanti ai tribunali.

 
ATS/ludoC
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