“Ha fatto della truffa la sua ragione di vita”

Il sedicente principe etiope condannato a 6 anni di detenzione e all'espulsione per 10 anni dalla Svizzera; ha truffato tre investitori del Mendrisiotto

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La Corte delle Assise criminali, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta ha condannato il sedicente principe etiope a 6 anni di detenzione più l’espulsione dalla Svizzera per 10 anni. La Corte ha accolto interamente l’atto d’accusa e questo perché in questa vicenda sono confermati tutti gli aspetti costitutivi di una truffa. Truffa che si è consumata “già solo per il fatto di chiedere dei prestiti che sapeva non sarebbero mai stati onorati”. L’astuzia sta pure nell’aver dissuaso le sue vittime dal fare verifiche. L’imputato, citiamo il giudice Amos Pagnamenta, ha costruito “un vero palazzo reale delle menzogne. Ha fatto della truffa la sua ragione di vita”. Al 66enne non è stata riconosciuta alcuna attenuante, la sua colpa è stata giudicata grave, soprattutto dal profilo soggettivo, perché l’uomo “ha agito per scopo di lucro, per garantirsi una vita da nababbo al di sopra delle sue possibilità”.

 

L’uomo, lo ricordiamo, ha truffato tre investitori del Mendrisiotto, un fiduciario, un noto imprenditore e un ex banchiere facendosi consegnare quasi 13 milioni di franchi sull’arco di dieci anni dal 2007 al 2017. Ci è riuscito tessendo un profondo legame di amicizia con il fiduciario e prospettando ai tre la possibilità di ottenere un’importante fetta di un ingentissimo patrimonio (178 miliardi di dollari) che sosteneva di possedere in titoli tedeschi e statunitensi.  

L’inchiesta non ha invece fatto chiarezza, sempre secondo quanto ha appurato la Corte, sull’origine nobiliare dell’uomo e neppure sulla validità dei titoli. Dubbia rimane pure la possibilità che questi titoli potessero davvero venir incassati, la Corte ha comunque giudicato “inverosimile” questa eventualità.

Le posizioni delle parti

La procuratrice pubblica Chiara Borelli aveva chiesto che l’uomo venisse condannato a 7 anni di detenzione più l’espulsione dalla Svizzera. Per lei la colpa del sedicente principe è “grave”, perché ha ingannato, per anni, con un meccanismo ben articolato, tre imprenditori navigati. Il legale del 66enne si è invece battuto per l’assoluzione del suo cliente perché per lui non c’è truffa se non c’è astuzia. Per lui i tre imprenditori non hanno mai verificato davvero la veridicità delle dichiarazioni del suo cliente perché ingolositi dai miliardi che diceva di avere. Proprio quei miliardi, che sempre secondo il legale, avrebbero dovuto accendere nei tre un campanello d’allarme.

 
SEIDISERA/FrCa
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