Abir Atassi Alshikh con il marito Mohamed la piccola Bana e Rauan; mancano Abdullah e Razan, che durante l'intervista erano in piscina
Abir Atassi Alshikh con il marito Mohamed la piccola Bana e Rauan; mancano Abdullah e Razan, che durante l'intervista erano in piscina (RSI)

“Il viaggio della morte”

Giornata mondiale del rifugiato, la testimonianza della signora Abir Atassi Alshikh, moglie di Mohammed

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C’è poca luce in casa di Mohamed Alshikh, perché fuori fa molto caldo, ma la gioia che si respira nel suo appartamento di Novazzano è tanta: da qualche giorno la moglie Abir Atassi è riuscita a raggiungerlo in Svizzera con i figli.

La famiglia viveva a Homs in Siria. Nel marzo del 2012, circa un anno dopo l’inizio della rivolta, Mohamed con due fratelli decide di partire: è stato ferito al volto da un cecchino e la sua casa è stata bombardata. La prima tappa del loro viaggio è la Libia, nei pressi del confine con l’Egitto, dove vive un parente. Poco dopo però anche li scoppiano disordini e quindi il gruppo decide di partire per l’Europa.

La traversata del Mediterraneo – lo chiamano “il viaggio della morte” – e il periplo dalla Sicilia al canton Ticino sono andati bene.  In Svizzera Mohamed viene sistemato a Locarno, mentre i suoi fratelli finiscono in un albergo di Acquarossa. “C’era molta neve in Valle di Blenio ed erano un po’ abbandonati a loro stessi – ci spiega – ma rispetto a prima era il paradiso”. Grazie all’aiuto dell’Associazione Hayat, del Soccorso Operaio e altre persone riescono a trovare casa: Mohamed nel Mendrisiotto e i fratelli nel Malcantone.

 Ora Mohamed aspetta: è a beneficio di un permesso N (richiedente l’asilo) e per poter restare deve ottenere l’F (rifugiato). Nel frattempo è felice di aver potuto abbracciare la sua famiglia. Sua moglie ha deciso di parlarci del suo viaggio. Il suo racconto nella videogallery, che segue.

Sandro Pauli

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