(archivio tipress)

Aumentano i reati violenti tra i minorenni

Delinquenza giovanile: aperti oltre 1'100 incarti in Ticino – Il magistrato Reto Medici: "Favorevole alle cavigliere elettroniche; serve anche un centro educativo chiuso”

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È un ragazzo sui 16 anni e mezzo, fuma meno marijuana ma è più incline alla violenza: è questo l’identikit del giovane finito nel 2021 davanti alla magistratura ticinese dei minorenni, come dimostrano le statistiche dello scorso anno.

La pandemia non ha fermato la delinquenza giovanile, come invece successo in altri settori. Stando alle statistiche, consultate dalla RSI, l’anno scorso sono stati aperti oltre 1'100 incarti, come successe negli anni 2017-2018, quando ci fu un picco di casi.

Sono i reati violenti a segnare un aumento: risse e aggressioni. Fattispecie che hanno fatto registrare 127 condanne, contro le 58 registrate in media negli ultimi 10 anni.

“Aumento preoccupante”

L’aumento dei reati violenti è preoccupante – rileva il magistrato dei minorenni Reto Medici – “perché la violenza inizia sempre nella testa delle persone: dietro a un atto violento c’è un percorso individuale: mi sembra che negli ultimi tempi si sia abbassata un po’ la soglia prima di passare all’azione”.

Calano invece del 10% le infrazioni legate al consumo di droga, in particolare marijuana. Ma la spiegazione può essere cercata altrove: la procedura per sanzionare un minorenne in questi casi è lunga, tra interrogatori e avviso ai genitori. Non come per gli adulti che si risolve in una multa da 100 franchi. 

"Favorevole alla cavigliera elettronica"

Diciotto minorenni sono inoltre finiti in carcere preventivo nel 2021. Per quale motivo in Ticino non si usano le cavigliere elettroniche come per esempio succede a Basilea Campagna? Chiediamo al magistrato, che ci spiega di essere favorevole a questa misura: “Bisognerebbe preparare un progetto dettagliato, l’esecuzione di una pena privativa della libertà non significa solo stare a casa, ma ha anche un valore di protezione ed educazione”.

 

Reto Medici è magistrato dei minorenni da 16 anni, e da tempo afferma che il centro educativo chiuso è una necessità, perché ci sono ragazzi in crisi, in rottura coi genitori che non vanno a scuola e che quindi vanno aiutati. Si parla di 40-50 casi all’anno, ma che sfuggono alle statistiche. “In altre regioni svizzere questi istituti esistono – ci spiega –; circa il 50% di coloro che fanno questo percorso, per un massimo di 90 giorni, nell’istituto chiuso poi tornano a casa”.

Progetto fermo da sette anni

Un progetto per costruire un centro del genere ad Arbedo-Castione è fermo in commissione parlamentare da sette anni, da quando il Consiglio di Stato presentò il progetto. Costerebbe 6,5 milioni di franchi e metterebbe a disposizione 10 posti letto, di cui otto per giovani in crisi.

SEIDISERA-Sharon Bernardi/ludoC
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