Conedera: "Hanno sfamato generazioni dei nostri antenati" (ti-press)

Castagne, un'annata da record

Oltre 70 le tonnellate raccolte in Ticino - Per l'Associazione castanicoltori è una quantità senza precedenti

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Annata da record per le castagne in Ticino: nei punti di raccolta ne sono state consegnate oltre 70 tonnellate. Una cifra mai vista per l'Associazione castanicoltori della Svizzera italiana, che centralizza la raccolta dal 1999. Oggi, mercoledì, era l'ultimo giorno in cui potersi recare nei centri.

"È andata molto bene quest'anno, oltre le aspettative. Anche le persone di una certa età confermano di non aver mai visto una cosa simile", ha spiegato il responsabile del centro, Paolo Bassetti, ai microfoni della RSI. "Le cause precise di questo record non le conosco. - prosegue - Con tutta probabilità si tratta di una combinazione tra clima favorevole, buona fecondazione, mancanza di siccità e di malattie".

Un patrimonio da preservare

"È importante che le castagne vengano raccolte", spiega Marco Conedera, dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio a Cadenazzo. "Da un punto di vista ecologico, si evita che i vermi presenti nelle castagne finiscano il loro ciclo vitale, aumentando di numero negli anni".

 

Il recupero delle selve castanili, in atto da molti anni, è molto importante anche da un punto di vista storico, perché "hanno dato da mangiare a generazioni dei nostri antenati", spiega Conedera. "Inoltre, essendo un ecosistema totalmente artificiale, se non sono gestite tendono a dissolversi e a perdere le loro caratteristiche, per un fenomeno del tutto naturale di inselvatichimento e colonizzazione da parte delle specie forestali", aggiunge.

"Una delle caratteristiche salienti dei castagneti da frutto è quella di avere degli alberi innestati con varietà specifiche - prosegue Conedera - e queste sono frutto di selezione nei secoli. Quindi, analizzando geneticamente e morfologicamente queste varietà, siamo stati in grado di ricostruire questa struttura molto complessa che da un lato ci permette di valorizzare il prodotto, e dall'altro di avere un programma di salvaguardia di questa genetica che altrimenti andrebbe persa".

"Le ricerche palinologiche, ovvero l'analisi dei pollini presenti nei sedimenti dei laghi, hanno dimostrato che l'arrivo in quantità massicce del castagno coincide con la conquista romana. Sono i romani che per loro esigenze hanno portato questa specie. Riteniamo però che fossero interessati principalmente al legno da costruzione, solo in un secondo tempo si è sviluppata l'idea di valorizzarne anche il frutto".

"In tutto il Sud delle Alpi abbiamo anche degli antichi esemplari da record", conclude Conedera. "All'alpe di Brusino ve ne sono alcuni che hanno tra i 400 e i 700 anni di età. Il più vecchio è con tutta probabilità il castagno di Chironico che potrebbe arrivare vicino ai 900 anni".

CSI-DD/Bleff
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