(Tipress)

Cento cremazioni per l'Italia

Nei primi tre mesi dell'anno a Lugano e a Chiasso, ma la disponibilità dei centri funerari ticinesi non è illimitata

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Ha fatto un certo effetto sapere che nell'area della Resega di Lugano è stato individuato dalle autorità il luogo per raccogliere le salme dei defunti, nel caso in cui le camere mortuarie ticinesi non fossero più in grado di sostenerne il numero durante l'emergenza Covid-19. Uno scenario che intanto non si è ancora verificato.

Se però i carichi di lavoro delle agenzie funerarie e dei crematori sono aumentati (152 cremazioni in più nei primi mesi di quest'anno, rispetto al 2019) non è certo per la situazione che stiamo vivendo in Ticino. Almeno un centinaio di queste infatti sono state richieste dalle province di Varese e Como, dice Giorgio Valsangiacomo, amministratore delegato dell'Associazione ticinese di cremazione. Finché possiamo diamo una mano, "ma alle richieste di Bergamo - aggiunge Valsangiacomo - abbiamo dovuto rispondere di no. S'immagini la colonna dei camion militari alla frontiera di Chiasso!"

Delicata intanto, spiega Emiliano Delmenico, presidente dell'associazione di categoria dei centri unerari ticinesi, è la situazione sul fronte del trattamento delle salme. Anche di quelle persone che non sono decedute in seguito al coronavirus. "Le direttive che abbiamo in materia - così Delmenico - non sono chiarissime e noi ci comportiamo in ogni caso con la massima prudenza."

mpe/CSI
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