Gli arresti di quattro persone residenti a Roveredo nell’ambito di un’operazione internazionale antimafia non lasciano indifferente la politica della Mesolcina. Dopo l’emergere del fatto che i quattro disponevano di permessi di dimora, cresce infatti la pressione sul governo grigionese e sull’Ufficio della migrazione retico. Il Municipio di Roveredo ha scritto a Coira per chiedere maggiore attenzione nella concessione dei permessi. Al centro delle preoccupazioni vi è soprattutto la possibilità che persone con precedenti penali abbiano potuto ottenere un permesso B in territorio grigionese, nonostante situazioni che altrove avevano già sollevato forti riserve.
“A nostro modo di vedere manca soprattutto la presa di coscienza che persone con un casellario giudiziale di quel tipo possano così facilmente ottenere un permesso B sul suolo svizzero, quando un altro cantone lo aveva negato e quando già un altro cantone era sul punto di decidere l’espulsione dalla Confederazione. Quindi ci chiediamo: ma come mai questo è possibile nei Grigioni?”, ha affermato Decio Cavallini, vicesindaco di Roveredo, ai microfoni della RSI.
Nel mirino c’è in particolare la prassi adottata dall’Ufficio della migrazione dei Grigioni. Secondo quanto emerso, contrariamente a quanto avvenuto in Ticino, a uno dei quattro arrestati non sarebbe stato rifiutato il permesso B malgrado la presenza di precedenti penali. Una situazione che il Comune giudica inaccettabile. Nella lettera inviata a Coira, sette pagine, l’esecutivo comunale chiede un maggiore coinvolgimento dei Comuni e un più intenso scambio di informazioni tra i cantoni, ritenendo indispensabile una collaborazione più stretta per evitare casi simili.
“A nostro modo di sapere, per quello che siamo venuti a conoscenza, lo scambio c’è stato ed è per questo che non possiamo essere d’accordo su come le cose sono andate. Certo, probabilmente altrove questo tipo di problema non lo conoscono o non lo ritengono importante. Noi invece lo riteniamo importante perché vorremmo che nei nostri comuni ci fosse una vita tranquilla e non comincino a instaurarsi certi tipi di organizzazioni delinquenziali o organizzazioni criminali”, aggiunge ancora Cavallini.
Il tema non è nuovo sul piano cantonale. La questione dei permessi e delle società bucalettere, infatti, era già stata sollevata in passato in Gran Consiglio, ma ora, alla luce di quanto avvenuto a Roveredo, alcuni parlamentari grigionesi intendono tornare alla carica.
“Questa vicenda ha preoccupato chiaramente la nostra gente, la popolazione. La politica deve reagire. Quali parlamentari cantonali ci siamo mossi, ci muoveremo in maniera effettiva con la sessione di aprile. Ne ho già parlato con i colleghi del Moesano, ma potremmo estendere un atto parlamentare o, nell’ambito dell’ora delle domande, un intervento anche con i colleghi di Bregaglia e Poschiavo”, ha concluso ai microfoni del Quotidiano Samuele Censi, presidente della deputazione del Grigioni italiano.

Operazione antidroga e mafia: quattro arrestati erano residenti a Roveredo
Il Quotidiano 02.03.2026, 19:00






