Molti allevatori scelgono di recarsi oltralpe (TiPress)

Fatica il Macello ticinese

Solo la metà dei capi sono stati abbattuti nella struttura di Cresciano

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Il Macello ticinese stenta a decollare. L'anno scorso i quantitativi di carne sono diminuiti e solo la metà dei capi provenienti da tutto il Cantone, esattamente 5'119, sono stati abbattuti nella struttura di Cresciano.

Solo sette anni fa, la struttura pubblica aveva troppi debiti ed è stata sull’orlo del fallimento. Nonostante le difficoltà, la società MATI, martedì mattina, ha presentato ai propri azionisti i prossimi passi che intende compiere.

"Abbiamo messo in pratica molti progetti come, ad esempio, la piazza mercato nei pressi della struttura e queste sono tutte tappe per migliorare la qualità del Macello" – ha spiegato Sem Genini, segretario della MATI – "Serve però una progettualità a medio e lungo termine".

Il piano di rilancio, che nel 2018 ha fatto segnare un piccolo utile a bilancio, è sostenuto grazie al contributo versato regolarmente da una cinquantina di comuni e da Lugano che si impegna a coprire gli interessi sul debito che ammonta a quasi 2'300'000 franchi.

CSI 18.00 del 23.07.19 La testimonianza raccolta da Francesca Calcagno di uno dei nove piccoli macelli ancora aperti nel Sopraceneri - Parliamo della macelleria Mattioli di Lavorgo
CSI 18.00 del 23.07.19 La testimonianza raccolta da Francesca Calcagno di uno dei nove piccoli macelli ancora aperti nel Sopraceneri - Parliamo della macelleria Mattioli di Lavorgo

 

La volontà è comunque quella di proseguire con questo progetto nonostante molti allevatori scelgano di recarsi oltralpe o in uno dei nove piccoli macelli che ancora esistono nel Sopraceneri.

Ancora difficoltà per il macello

Ancora difficoltà per il macello

Il Quotidiano di martedì 23.07.2019

 
CSI/AnP
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