Foyer famiglia

Calprino e Verbanella, due strutture per ragazze e ragazzi dai 16 ai 20 anni compiono 40 anni. Ne parliamo con la fondazione Amilcare

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Ci sono adolescenti che per vari motivi non possono più vivere in famiglia e foyer che li accolgono. Un'occasione per aprire una finestra su questo mondo è data dai 40 anni festeggiati dal Calprino di Massagno e del Verbanella di Locarno, che sono gestiti dalla fondazione Amilcare.

Quest'ultima segue una novantina di giovani e in 40 anni tutto è cambiato: società, bisogni degli adolescenti, mole di lavoro per gli educatori; da figure che fissavano regole di comportamento si sono trasformati in "specialisti della quotidianità" che devono continuamente aggiornarsi, perché "questa quotidianità cambia continuamente e la pandemia lo dimostra", dice Patrizia Quirici, oggi vicedirettrice della fondazione dopo 20 anni di lavoro sul campo.

"I ragazzi" - spiega - "nel tempo hanno manifestato un maggiore bisogno di presenza da parte di un adulto capace di accogliere e di esserci". È importante creare relazioni e instaurare fiducia, visto che se i ragazzi si trovano in queste strutture "è perché la società non è stata in grado di occuparsene adeguatamente".

"Quello che abbiamo bisogno è di educatori che possano avere il tempo di fare delle cose, di stare a fianco dei ragazzi", dice dal canto suo il direttore Gian Paolo Conelli, "la società evolve e quelle che un tempo erano considerate anomalie da correggere si sono rivelate caratteristiche del mondo a venire".

Le voci dei ragazzi

Le testimonianze raccolte da Francesca Calcagno
Le testimonianze raccolte da Francesca Calcagno
 

Il passaggio verso queste strutture non è sempre semplice. "All'inizio è complicato, non capisci bene la situazione, a 15 anni la cosa non vedi bene ma poi cresci e cominci a comprendere l'aiuto che hai ricevuto", racconta uno dei ragazzi (le loro voci, si tratta di ex ospiti sia del Verbanella che del Calprino, sono nell'audio che precede). "Inizialmente non accettavo questo posto, volevo tornare a casa a tutti i costi. Poi ho cominciato a mettere davanti le mie priorità, quello che avrei voluto fare della mia vita e del mio futuro. Questo posto è diventato un po' la mia seconda casa, è un percorso che sono fiera di aver fatto e che se potessi tornare indietro lo rifarei", gli fa eco un'altra. "L'inizio è molto difficile, in particolare nell'adolescenza, ma bisogna cogliere gli aspetti positivi e con il foyer ho fatto cose che altrimenti non avrei avuto in famiglia, passare dei bei Natali, delle vacanze a fare sci...", racconta invece una terza". E c'è chi, dopo anni trascorsi nel foyer, ora ne è uscito e sta completando l'inserimento nel mondo professionale.

Francesca Calcagno/pon
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