Foto d'archivio
Foto d'archivio (© Tipress)

"Gli ordinativi ci sono, ma…"

Sergio Montorfani e Stefano Modenini si esprimono sull’introduzione delle indennità per lavoro ridotto

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Diverse aziende in Ticino, alcune piccole ma altre molto grosse, si sono già fatte avanti nei confronti delle autorità per chiedere le indennità per lavoro ridotto. Lo ha confermato alla RSI Sergio Montorfani, capo della Sezione del lavoro del Dipartimento finanze e economia.

Il cantone è stato fra i primi a chiedere la riattivazione di questa misura speciale, che oggi (martedì) è stata autorizzata da Berna per neutralizzare gli effetti negativa sull’economia dati dall’apprezzamento del franco dopo che la Banca centrale ha deciso di abolire la soglia minimo di cambio con l’euro. È però difficile far previsioni sul numero di società che inoltreranno richiesta, sottolinea l’alto funzionario.

Nonostante la moneta elvetica risulti ancora molto forte rispetto a quella comunitaria (stamane 1 euro valeva 1,04 franchi, ndr), dal  settore industriale ticinese non arrivano per ora cali di ordinativi, ma la situazione potrebbe peggiorare. “È positivo il fatto che l’autorità federale abbia reagito a brevissimo termine -  spiega Stefano Modenini, direttore dell’AITI – in questo momento però a livello industriale l’orario ridotto non è necessario: gli ordinativi ci sono per alcune settimane, ma se ci dovesse essere un crollo dovremmo cominciare a parlare di disoccupazione parziale”.

 Le indennità per lavoro ridotto possono essere richieste da una qualsiasi azienda che prevede di essere messa in difficoltà a causa del calo degli ordinativi, per esempio. La misura è però solo temporanea: può durare al massimo qualche mese.

Sergio Montorfani (s) e Stefano Modenini (d)
Sergio Montorfani (s) e Stefano Modenini (d) (© Tipress)

RG/ludoC

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