Il glifosato è presente in circa 70 prodotti utilizzati in Svizzera

Glifosato, polemica continua

I Verdi propongono la messa al bando del controverso diserbante ma l'Unione dei contadini è contraria

Vietare il glifosato in Ticino. Lo propongono i Verdi che, sull'esempio del canton Vaud, vogliono presentare una mozione per la messa al bando di questo controverso diserbante. Sulla proposta, però, i protagonisti del settore primario si dividono: per l'Unione dei contadini ticinesi non c'è bisogno del divieto, perché il prodotto è legale. Per chi da anni produce biologico è invece un passo praticamente obbligato.

Il glifosato è presente in circa 70 prodotti utilizzati in Svizzera. Nel mirino dei Verdi non c'è quindi solo il noto Roundup, della statunitense Monsanto. In Ticino questo erbicida è utilizzato soprattutto da chi coltiva cereali e in viticoltura. Ma c'è chi ne fa a meno da oltre 30 anni. "Le erbacce possono esser combattute meccanicamente, bruciate con il gas, con lavorazioni del terreno ad hoc, eliminate con la zappa o con la mano che strappa le malerbe", spiega Renzo Cattori, che produce ortaggi a Cadenazzo.

Oggi al centro dell'attenzione c'è il glifosato, ma quando Cattori ha deciso di smettere con la chimica si parlava, ad esempio, di simazina o DDT. Abbandonare la chimica però ha un costo: diserbare un campo di carote con le sostanze chimiche può costare fino a 10 volte meno rispetto a farlo meccanicamente.  "Il costo inferiore di produzione bisognerebbe poi calcolarlo sui danni che si fanno all'ambiente", sottolinea Cattori.

Per l'Unione contadini ticinese per il momento non c'è invece bisogno di vietare il glifosato, perché è legale e secondo l'Ufficio federale dell'agricolutura - citiamo - "un utilizzo conforme alle prescrizioni non presenta rischi per la salute". Roberto Aerni è il presidente dell'UCT e a Gordola coltiva anche soya e cereali. "Il consumo di glifosato continua a diminuire anche per una questione di immagine, perchè ormai siamo martellati quotidianamente (da comunicazioni n.d.r.) negative", spiega Aerni.

Andrea Conconi, direttore dell'Interprofessioni della vite e del vino ticinese, spiega che la viticoltura è uno di quei settori dove si utilizza questo tipo di erbicida: "Viene utilizzato in maniera molto sporadica, una volta all'anno. Il periodo ideale quello di giugno. facendo solo l'erbicida sotto il ceppo. Si è sempre alla ricerca di sistemi alternativi è più consoni alla natura che ci circonda". E su un possibile divieto Conconi dichiara: "sicuramente è una tendenza che anche Interprofessioni sta seguendo".

Tra i metodi alternativi c'è uno speciale casco per pecore, che permette loro di mangiare l'erba, ma non l'uva.

CSI/Fr.Ca./M.Ang.

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