Il consigliere di Stato Norman Gobbi
Il consigliere di Stato Norman Gobbi

Gobbi: "Esercito benvenuto"

Il consigliere di Stato plaude alla mobilitazione delle forze armate per l'emergenza migranti

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La sua preoccupazione il consigliere di Stato Norman Gobbi l'ha espressa a chiare lettere. Non una ma più volte, invocando anche la chiusura delle frontiere. E oggi dice: "All'interno del Consiglio federale c'è chi non vuole prendere sul serio questi problemi e soprattutto dare una risposta anche a situazioni straordinarie che non sono l'emergenza dei 30'000 in pochi giorni".

La risposta svizzera -via l'impiego dell'esercito- alla crisi migratoria si chiama SCENARIO 3. Per il Consiglio federale attualmente non è necessario un intevento del genere da parte dell'esercito. Alla frontiera sud, in questi giorni si contano una trentina di arrivi al giorno. E le guardie di confine parlano di calma. Saranno loro eventualmente a chiedere l'intervento delle truppe in grigioverde, non le reclute ma 2'000 militari, più altri 700 in caso di eventi gravi. Ma solo nel caso di 30'000 attraversamenti della frontiera in poco tempo.

Il consigliere di Stato Gobbi rilancia: in caso di flusso continuo di profughi, i problemi potrebbero essere altri. "Dopo aver accolto, registrato e identificato i migranti, chi si occupa del loro trasporto verso gli altri centri di registrazione? Il Ticino, in particolar modo Chiasso e il Mendrisiotto, non possono farsi carico di tutti i migranti, ma questi ultimii dovranno essere gestiti con trasporti ad hoc. Ecco sono dei compiti che l'esercito potrebbe essere chiamato a svolgere".

Dopo mesi di riunioni e gruppi di lavoro, per Berna i militari potranno, però, essere usati solo in casi estremi. Il consigliere federale Maurer ha chiarito che l'esercito potrebbe, per esempio, bloccare o canalizzare i flussi, rafforzare le frontiere con del materiale, potrebbe occuparsi della prima assistenza e della registrazione o sorvegliare la frontiera verde con i droni.

"Sappiamo che in questi anni la migrazione non è più avvenuta lungo la fascia di confine verde, come durante le guerre dei Balcani, ma soprattutto attraverso gli assi normali di transito, in via principale la ferrovia. C'è sicuramente bisogno di avere personale a disposizione per la sicurezza, la sorveglianza e l'accompagnamento".

Scenari in risposta ad una crisi che è in primis umanitaria.

Red.MM

Dal Quotidiano:

Militari al confine

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Il Quotidiano di mercoledì 20.04.2016

 

 

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