Una mamma racconta a “Chiedilo al Doc” (la serie di approfondimenti di Prima Ora per affrontare i dubbi legati alla genitorialità) il comportamento del suo bimbo di tre anni: quando un oggetto si rompe o qualcosa “finisce per sempre”, il piccolo entra in crisi, si spaventa, piange a lungo e continua a rivivere l’episodio attraverso giochi di ruolo o canzoncine inventate. Perché succede?
Perché i bambini temono ciò che si rompe
Il dottor Andreas Wechsler, pediatra e specialista della crescita e dello sviluppo del bambino, spiega che intorno ai tre anni i bambini stanno costruendo una forte percezione di sé: “io parlo, io faccio, io controllo”. In questa fase l’ordine ha un valore enorme e gli oggetti dovrebbero rimanere come loro li immaginano. Quando qualcosa si rompe, il bambino vive una perdita di controllo che percepisce come un vero errore o una minaccia alla sua sicurezza interna.
In più, a questa età il confine tra emozioni, capriccio e spavento è sottile. Può accadere che un semplice dispiacere si trasformi in uno “spasmo affettivo”: il bimbo parte con un’emozione, perde il controllo e non riesce più a rientrare da solo in uno stato di calma. L’evento rimane così “nelle pagine nere” della sua memoria emotiva e può riaffiorare più volte.
Il bisogno di ripetere, tematizzare, far rivivere l’episodio nel gioco o nel canto è del tutto normale. È il modo con cui il bambino tenta di elaborare ciò che non ha capito e che non può riparare.
Come possono aiutare i genitori
Cosa può fare allora il genitore? Il dottor Wechsler suggerisce un equilibrio delicato: accogliere senza amplificare. Non bisogna ignorare l’emozione, ma nemmeno intervenire in modo troppo attivo o rassicurante, perché questo rischia di rinforzare il timore. L’adulto ascolta, riconosce, poi accompagna dolcemente oltre: propone un altro argomento, un’altra attività, un piccolo passo avanti emotivo.
L’obiettivo non è far “dimenticare” l’episodio, ma aiutare il bambino a lasciarlo andare, permettendogli di recuperare quel naturale movimento evolutivo che a questa età consente di superare le emozioni intense più facilmente di quanto sembri.
Il messaggio del pediatra
Il messaggio è semplice e prezioso: restare in ascolto, accogliere e guidare senza insistere. A volte la migliore strategia educativa è proprio quella di accompagnare il bambino, con calma, nel suo naturale ritorno alla serenità.
Potete mandare le vostre domande per il dott. Andreas Wechsler scrivendo a Chiedilo al Doc.
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