Una persona in visita al Memoriale di Berlino
Una persona in visita al Memoriale di Berlino (Keystone)

Il Covid-19 e l'Olocausto

La testimonianza della figlia di una sopravvissuta. Spiegare ai giovani, nel tempo della pandemia, l'adolescenza spezzata dalla Shoah

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Nel settembre del 1943 Rachel Behar aveva 14 anni. Ebrea, nata in Belgio da genitori turchi, scampò per un soffio alla peggiore strage che i nazisti perpetrarono sulle rive del Lago Maggiore.  

Becky, questo il suo soprannome, era giunta sulle sponde del Verbano da Milano con i genitori: il papà, per sfuggire ai bombardamenti alleati, aveva deciso di rilevare la gestione di un hotel a Meina, dove aveva poi accolto altri ebrei in fuga pure loro dalla città.  

L’armistizio italiano e la susseguente occupazione tedesca della provincia di Novara peggiorarono però in modo drammatico la situazione. Tanto che in due notti consecutive sedici ospiti ebrei dell’hotel furono uccisi dai soldati tedeschi e i loro corpi vennero gettati, zavorrati, nelle acque del lago. Fu solo l’inizio.

L'hotel Meina
L'hotel Meina (Creative commons)

I Behar si salvarono solo grazie all’intercessione di un vice-console turco, amico di famiglia, che chiese e ottenne dai nazisti la loro incolumità. Tornato dal comando tedesco di Baveno, consigliò comunque ai Behar di fuggire in Svizzera, perché non poteva garantire loro di riuscire a salvarli una seconda volta. 

Forte della sua esperienza diretta, Beky Behar diventò negli anni una delle voci che contribuirono a tenere vivo nella coscienza collettiva la memoria degli orrori dell’Olocausto.

Targhetta commemorativa
Targhetta commemorativa (Creative commons)

Deceduta a Milano nel 2009, il testimone oggi è passato alla figlia, Rossana Ottolenghi, che in occasione della Giornata della memoria 2021 è ospite della serata della Serata organizzata, rigorosamente online, dalla Scuola media di Barbengo, in collaborazione con l’Associazione Svizzera-Israele 

“La mia infanzia è stata ricca di racconti sulla repressione - ci spiega Ottolenghi - da una parte la testimonianza di mia madre, dall’altra quella di mio padre, nascosto da mugnai sull’Appennino modenese. La nostra generazione si è portata sulle spalle queste storie, rendendosi conto che i crucci adolescenziali che avevamo noi non erano nulla a confronto di quelli vissuti dai nostri genitori”. 

 

E spesso, sia Ottolenghi, sia la madre si sono trovati a parlare con gli adolescenti. La testimonianza, videoregistrata, della madre “colpisce i giovani proprio perché è semplice. Parte dagli anni di spensieratezza, visto che sul Lago Maggiore ci si andava per passare le vacanze, e termina con l'adolescenza spezzata” dall’orrore delle stragi. 

 

Adolescenze spezzate, dunque. Un po’ - senza voler esagerare nel parallelismo - come quelle che si trovano a vivere oggi molti giovani, limitati dalle regole sulla pandemia. “Quest’anno i ragazzi hanno una carta in più per comprendere cosa significhi un’adolescenza spezzata dalle leggi razziali. Non poter andare a scuola, non poter invitare gli amici a casa, oggi lo si fa per il bene comune. Ai tempi, per mia mamma, avveniva per il male comune”.  

 

Parlare ai giovani, poi, permette di esporre loro l’odio per far capire loro quanto sia subdolo e pericoloso anche di questi tempi, nell’era della digitalizzazione: “Internet gronda odio e dobbiamo quindi dare ai ragazzi degli antidoti per respingerlo”, dice la nostra interlocutrice. 

 

Virtualmente sul palco della Scuola Media di Barbengo, Ottolenghi parla di fronte a un pubblico prettamente elvetico. Una nazione, la Svizzera, che per i suoi nonni e per sua mamma, ha rappresentato la salvezza. “Per gli ebrei di quegli anni la Confederazione era una speranza. Mamma mi ha raccontato spesso di quanto si parlasse della possibilità di scappare oltre confine. Quando mi rivolgo a persone in Svizzera, dunque, provo una gioia ulteriore. Perché mi rivolgo a persone, a un luogo, che ha rappresentato tanto simbolicamente ed emotivamente per gli ebrei di quegli anni”. 

 

Ottolenghi, con il passare del tempo, ha scoperto, con stupore, quanto il racconto della madre – per quanto riferito ad orrori inimmaginabili – fosse in realtà intriso di speranza: “Il solo fatto che lei fosse lì a testimoniare quanto accaduto dimostrava, secondo lei, come il progetto del male assoluto, quello nazista di eliminare tutti gli ebrei, non avesse vinto”.

Giornata della memoria

Giornata della memoria

TG di mercoledì 27.01.2021

 
Luca Berti/CSI
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