Il Ticino aveva riserve importanti di materiali protettivi: parola del farmacista cantonale Zanini (Ti-Press)

"Il Ticino era pronto"

Il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini fornisce le cifre sull'approvvigionamento di materiale sanitario e risponde alle critiche della perizia Zeltner

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Secondo una perizia dell'ex direttore dell'Ufficio federale della sanità pubblica Thomas Zeltner "i cantoni, con i loro ospedali, non hanno o hanno solo parzialmente accumulato le riserve minime di prodotti elencati nel Piano svizzero per pandemia influenzale". Giovan Maria Zanini, il Ticino, ha mancato?

"Conosco alla perfezione la situazione del Canton Ticino e posso affermare senza rischio di venire smentito che prima che tutto avesse inizio noi avevamo delle riserve importanti dei materiali previsti per ogni cantone nel piano pandemico svizzero".

Il piano pandemico fissa dunque degli stock cantonali per tre prodotti, mascherine chirurgiche, quelle FFP 2 e 3 e i guanti. Può darci delle cifre?

"Il 27 di gennaio, data della prima riunione organizzata dal medico cantonale abbiamo fatto un inventario. Avevamo 2 milioni e 291'000 mascherine, 7 volte di più del quantitativo previsto dal piano pandemico nazionale che è di 320'000 mascherine. Avevamo poi 34'380 mascherine FFP 2 e proprio quel giorno abbiamo deciso di comprarne altre 10'000. La Confederazione dice che dovevamo averne 34'000. Avevamo poi 8 milioni e 939'000 guanti, praticamente il doppio del quantitativo indicato da Berna. Posso dunque dire con grande tranquillità che nel sistema sanitario ticinese tutti hanno fatto i compiti: dal farmacista cantonale, che aveva le sue scorte, all'Ente ospedaliero, alle cliniche private, fino alle case per anziani".

Può dunque assicurarci che il Cantone non ha mancato?

"Posso dimostrarlo con le cifre che vi ho fornito. Grazie a queste riserve abbiamo potuto lavorare fino a San Giuseppe circa. In quel periodo sul mercato era praticamente impossibile fare acquisti. La Confederazione ci ha dato una mano inviandoci circa un milione di mascherine chirurgiche e circa 30'000 pezzi di mascherine FFP 3. Gli ordini che abbiamo fatto allora ci stanno invece arrivando solo in questi giorni".

Un altro prodotto al centro - diciamo - dell'attenzione è il disinfettante. Ci è arrivata una segnalazione dall'Ospedale Civico di carenze. Le risulta?

"La settimana scorsa abbiamo ricevuto dal Vallese un tank di 1'000 litri, un altro è previsto per subito dopo Pasqua. È chiaro però che non possiamo portare un tank in un ospedale, dobbiamo riconfezionarlo. Abbiamo trovato un'azienda che ce lo sta facendo gratuitamente, ma un grosso problema che abbiamo, ad esempio, è quello di trovare recipienti. C'è quindi qualche disagio ma non è corretto parlare di mancanza del prodotto, sono più problemi di carattere logistico".

Questo problema logistico rischia di mettere in pericolo il personale sanitario?

"Finora dagli ospedali e dalle cliniche mi sembra che nessuno abbia mai segnalato di avere mancanza di disinfettante. C'è stata qualche casa per anziani che ha avuto delle difficoltà ed è stata immediatamente rifornita, anche da altre case per anziani che avevano delle eccedenze. Quindi ci sono tutti i presupposti per aiutare nel modo migliore il personale che sta lavorando".

Ieri (lunedì) è rimbalzata la notizia di una fornitura arrivata dalla Cina, in parte questo materiale arriverà in Ticino. Come guarda al futuro?

"Per quanto riguarda il dispositivo sanitario abbiamo autonomia per diverse settimane e la merce che sta arrivando allungherà questa autonomia. Anche le farmacie, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane riceveranno un po'di materiale da vendere. È chiaro, è materiale che purtroppo non ha più i prezzi di prima di Natale, i prezzi sono saliti. Ma c'è stato anche un periodo dove questo materiale era introvabile".

Pensando proprio alle farmacie, sappiamo (ne abbiamo parlato) che i cittadini fanno fatica appunto a trovate materiale e se lo trovano è a prezzi molto elevati. Non potevate pensarci in tempi di calma? Ieri abbiamo parlato con un grossista che ci ha detto di aver bruciato, dopo l'influenza suina del 2009, migliaia di mascherine.

"Rispondo per me. Noi le abbiamo tenute tutte e anche la farmacia dell'esercito. Si potevano fare acquisti in periodi di più calma? È una domanda più di carattere politico".

E noi ricordiamo che per il momento non è previsto un cambio di paradigma, a livello cantonale e nazionale, su un utilizzo massiccio delle mascherine per la popolazione. Ieri, lunedì, lo ha ribadito anche l'Organizzazione mondiale della sanità. "Ci preoccupa che l'uso di massa di queste mascherine da parte delle persone, ha detto il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, possa aggravare la carenza di questi strumenti".

CSI/Francesca Calcagno
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