Approfondimento sul turismo

Il Quotidiano di martedì 12.04.2022

Il turismo sogna una stagione di 12 mesi

La Pasqua è un test per il settore turistico ticinese, uscito vincitore dalla pandemia - Territorio e clima sono sempre i punti di forza, la cultura dell'accoglienza si può migliorare

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"La bella stagione da noi è molto lunga, inizia da marzo o aprile e finisce nel tardo autunno", esordisce Massimo Boni, da pochi giorni direttore di Lugano Region, che con una bacchetta magica vorrebbe regalare una spa a ogni albergo e completare sui 12 mesi dell’anno un’offerta da "turismo di weekend" (la permanenza media in Ticino supera di poco i 2 giorni) che già accontenta sportivi, amanti della natura, della cultura, dell’enogastronomia e dello shopping.

Il "pacchetto Ticino"

Il completamento di AlpTransit ha avvicinato i "quartieri" della "città Ticino", aggiunge da parte sua Juri Clericetti, il suo omologo dell’Organizzazione turistica regionale di Bellinzona e Valli, sotto il cui cappello ricade il 40% del territorio cantonale.

 

Quello venduto da Ticino Turismo, che quest’anno festeggia i 50 anni, è sempre più un "pacchetto unico", anche se ai visitatori dei mercati più vicini e che già ci conoscono si propongono anche "la singola destinazione o addirittura il singolo attrattore", dice il direttore Angelo Trotta.

Il tunnel del Monte Ceneri ha
Il tunnel del Monte Ceneri ha "rimpicciolito" il cantone (tipress)

Al "mantello" cantonale compete gran parte del marketing, alle quattro OTR soprattutto l’offerta. Lo snellimento organizzativo frutto della "nuova" legge del 2015 ha ridotto il numero degli interlocutori e facilitato una collaborazione che sembra oggi soddisfare tutti gli attori.

 

Collaborazione che non esclude però la concorrenza: "Vogliamo muoverci in modo altamente competitivo nei confronti delle altre OTR", spiega Boni, mirando proprio ai visitatori che vengono da più vicino.

Il territorio è la principale ricchezza

Da Locarno alla Vallemaggia, da Mendrisio ad Airolo passando per il Tamaro e la Riviera, ci sono le vigne, i laghi e la montagna, i festival, i musei, le chiese, i castelli, i massi da scalare, le cascate da cui lanciarsi e migliaia di chilometri di sentieri concentrati in un territorio la cui ricchezza e varietà costituiscono il punto di forza della proposta turistica ticinese, insieme al clima che lo rendono "la destinazione mediterranea all’interno della Svizzera", per dirla con le parole di Angelo Trotta.

 

"Usciti vincitori dalla pandemia"

"Attraversando un tunnel, la differenza si sente sulla pelle", gli fa eco Federico Haas, che dirige il Delfino di Lugano e la sezione sottocenerina di HotellerieSuisse. Il Covid-19 non ha intaccato tutto questo, anzi: "Dalla pandemia siamo usciti vincitori", ricorda Haas e tanti operatori ora hanno anche i soldi "da reinvestire nella loro attività". Molti svizzeri per due anni sono rimasti in patria e il Ticino ne ha goduto, i numeri lo confermano. I più recenti sono quelli di febbraio: 88'185 pernottamenti, +40% rispetto al 2021 e +23% rispetto al 2020.

Turismo in Ticino in febbraio: un balzo significativo
Turismo in Ticino in febbraio: un balzo significativo (rsi)

Un mese tradizionalmente poco importante, è vero, ma anche i dati dell’intero scorso anno sono più che confortanti, a differenza di quelli nazionali: 2,93 milioni di notti equivalgono a un incremento di oltre un quarto nei confronti di prima della pandemia.

Un'impennata del turismo interno grazie alla pandemia
Un'impennata del turismo interno grazie alla pandemia (RSI)

"La Pasqua è un test"

Un trend positivo destinato a proseguire? La Pasqua, imminente, “una volta era considerata un test, se andava bene andava bene tutta la stagione”, ricorda Trotta. Sarà ancora così o con la fine delle restrizioni ai viaggi internazionali il paradigma cambierà? Intanto le stime sulla base delle prime riservazioni erano ottimistiche, ma “la battaglia si vince (o si perde) con le previsioni del Blick di martedì”, relativizzava Haas. E queste ieri erano……

E se non arriva la neve? Parola d’ordine "destagionalizzazione"

Quello che quest’anno certamente è andato male, è l’inverno delle stazioni sciistiche. Affluenza e incassi sono precipitati per effetto della carenza di neve, che invece nel 2020/2021 era stata abbondante. Ed ecco quindi che ritorna la parola chiave della “destagionalizzazione”, ma nella declinazione dell’Alto Ticino.

Una stagione nera per gli impianti di risalita
Una stagione nera per gli impianti di risalita (rsi)

"L’80% degli impianti di risalita è sul nostro territorio”, ricorda Clericetti, e quindi l’interesse per questa parte dell’anno è particolarmente forte. I costi sono elevati e per coprirli non ci si può limitare al solo inverno ma bisogna proporre alternative anche in altri periodi. "Già da qualche anno lo si sta facendo per esempio con la mountain bike", spiega il direttore dell'OTR. Allo stesso tempo anche le città con nuove proposte devono "riuscire a prolungare la stagione che va da aprile ad ottobre".

 

Cosa manca

Non è l’unica lacuna da colmare: se Lugano (8a), Ascona (10a) e Locarno (14a) nel 2021 hanno rivaleggiato nei numeri dei pernottamenti anche con le grandi città svizzere, Bellinzona e la sua regione devono fare i conti con un'offerta ricettiva quantitativamente contenuta. Un migliaio di posti letto e nelle valli tante strutture hanno chiuso. "La Belle Époque di Faido è passata", riconosce Clericetti. Il potenziale da sviluppare è quello di appartamenti e case secondarie, oltre alle soste per camper.

 

Un settore di cui si faceva un gran parlare fino a un paio di anni fa era quello congressuale, in larga misura appannaggio di Lugano. I viaggi di affari hanno accusato però il colpo della pandemia e anche qui emerge qualche problema infrastrutturale: il Palazzo dei congressi mostra un po’ i suoi anni e il ridimensionamento dell’aeroporto non viene certo in aiuto. Tuttavia, a precisa domanda la risposta di Trotta, Boni e Haas è unanime: un futuro per questo segmento c’è ancora e bisogna puntarci.

Federico Haas cita pure un ritardo da recuperare nella digitalizzazione. C’è però un altro aspetto su cui bisogna ancora lavorare ed è la cultura dell'accoglienza: "Manca forse un po’ la mentalità, anche nella popolazione", afferma Clericetti e riassume bene il nostro ultimo interlocutore, Luca Merlo di GastroSuisse: "Vogliamo essere un cantone turistico, ma non lo siamo ancora fino in fondo".

Francesca Pusek, Stefano Pongan. Immagini: Riccardo Prioglio
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