La sperimentazione sarebbe dovuta durare tre anni e avrebbe coinvolto sette scuole
La sperimentazione sarebbe dovuta durare tre anni e avrebbe coinvolto sette scuole (tipress)

La scuola ticinese non cambia

Bocciato con il 56,7% dei "no" il credito di 6,7 milioni di franchi per la sperimentazione della riforma

La scuola dell’obbligo in Ticino (per ora) non cambia. La maggioranza dei votanti ha infatti bocciato il credito di 6,7 milioni di franchi per la sperimentazione della riforma “La scuola che verrà”, portata avanti dal Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS) di Manuele Bertoli e sostenuta dal Consiglio di Stato ticinese. 

I voti contrari sono stati il 56,7% del totale; quelli a favore solo il 43,3%.

Il referendum contro il credito per la sperimentazione – promosso da UDC, Area Liberale e Lega –  è stato indetto dopo che sono state raccolte poco meno di 10'000 firme valide.

La sperimentazione della riforma della scuola dell’obbligo, della durata di tre anni, sarebbe dovuta iniziare con l’anno scolastico 2019/20 e avrebbe coinvolto sette scuole: tre elementari (Cadenazzo, Coldrerio, Paradiso) e quattro sedi di scuole medie (Tesserete, Acquarossa, Biasca e la neonata Caslano).

Le reazioni

Piero Marchesi, presidente dell’UDC ticinese, ai microfoni della RSI, ha dichiarato: “La popolazione ha smentito quanto elaborato dal DECS e approvato dal Parlamento. È la dimostrazione che su un tema importante come la scuola è stato un bene chiamare al voto il popolo che ha deciso che questo non è il sistema giusto per aggiornare, per dare una nuova organizzazione alla scuola. Siamo pronti, insieme a tutte le parti coinvolte, a valutare l’elaborazione di un nuovo progetto”.

Notiziario 14.00 del 23.09.18: la reazione di Piero Marchesi, presidente dell'UDC Ticino tra i promotori del referendum
Notiziario 14.00 del 23.09.18: la reazione di Piero Marchesi, presidente dell'UDC Ticino tra i promotori del referendum

“Sono deluso, certamente, ma sorpreso non direi: ero moderatamente pessimista”. Sono le parole del consigliere di stato e direttore del DECS, Manuele Bertoli, che ai microfoni della RSI commenta a caldo il "no" alla sua riforma scolastica. “I ticinesi hanno deciso di non voler investire soldi (6,7 milioni per la sperimentazione, ndr.) in un’esperienza innovativa nella scuola – continua Bertoli –, un dato democratico di cui va tenuto conto. Prendiamo atto che un progetto ampio non è passato: dovremo concentrarsi su cose più puntuali, più di nicchia”.  

 

“Cosa non ha funzionato? Non lo so, ma credo che il progetto fosse buono e avesse tutti i crismi per fare una buona esperienza. Si è scelto di non fare un passo verso l’innovazione scolastica, ma la scuola ha comunque bisogno, e anche i referendisti lo hanno sottolineato, di passi avanti e di cambiamenti su tutta una serie di cose”.

Un progetto globale come la riforma “La scuola che verrà”, conclude Bertoli, “con questi dati è difficile da portare avanti: penso e spero che sia possibile guardare comunque ad alcuni punti e che si possano trovare delle maggioranze per portarli avanti. Ma sarebbe antidemocratico riproporre un progetto simile in poco tempo. Magari un nuovo progetto di riforma generale verrà, ma tra diversi anni”.

 

Anche il Consiglio di Stato ticinese, in un comunicato stampa, ha espresso “rammarico” per il risultato, annunciando che ora “il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport avvierà nelle prossime settimane le riflessioni su come procedere per assicurare che l’innovazione del sistema scolastico ticinese non subisca una battuta d’arresto”.

Notiziario 14.00 del 23.09.18: la reazione di Anna De Benedetti Conti, presidente dell'associazione a sostegno della riforma
Notiziario 14.00 del 23.09.18: la reazione di Anna De Benedetti Conti, presidente dell'associazione a sostegno della riforma

Favorevoli e contrari alla riforma

L’obiettivo dichiarato del DECS era quello di rafforzare l’accompagnamento degli allievi per tutto il periodo della scuola dell’obbligo. In primo luogo, creando dei laboratori settimanali a classi dimezzate. A questi si sarebbero aggiunte ore di atelier con la formula del co-insegnamento.

Il comitato contrario al credito per la sperimentazione (e di fatto alla riforma nel suo insieme) crede invece che gli alunni delle sedi che sarebbero state toccate dalla sperimentazione avrebbero funto delle "cavie" per un progetto del quale non si conosce l'efficacia. Inoltre, gli obiettivi di inclusione ed uguaglianza porterebbero, sempre secondo i contrari, ad un forzato abbassamento del livello scolastico di tutti gli allievi, che dovranno adattarsi agli studenti che fanno più fatica.

ludoC

Il 56,7% dice no a La scuola che verrà

Il 56,7% dice no a La scuola che verrà

Il Quotidiano di domenica 23.09.2018

 

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