Il lancio della campagna a favore della riforma con i rappresentanti di UDC, PBD, PLR, Verdi Liberali, Verdi e PS
Il lancio della campagna a favore della riforma con i rappresentanti di UDC, PBD, PLR, Verdi Liberali, Verdi e PS (RSI)

Le posizioni dei partiti retici

La soluzione che passa alle urne il 13 giugno è un compromesso elaborato da una grande maggioranza del Gran Consiglio. Una sola voce esce dal coro

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Il nuovo sistema di voto per il Gran Consiglio grigionese è nato in pochi mesi. Dopo la pubblicazione del messaggio nell’estate dell’anno scorso, in cui il Governo analizzava i vari sistemi esistenti e la loro applicabilità sul territorio, tutto sembrava indicare un adattamento del sistema maggioritario attuale. Per essere però conforme al diritto superiore, la revisione della legge avrebbe dovuto ridisegnare la ripartizione dei circondari elettorali e prevedere comunque il proporzionale nei circoli con più di 7'000 abitanti. Un sistema ibrido che, elezione dopo elezione, avrebbe comportato anche degli adattamenti a seconda dell’andamento demografico. Per questo, la commissione parlamentare ha preferito ricominciare da capo scegliendo un altro modello, un modello proporzionale con un correttivo maggioritario.

Nuovo sistema elettorale?

Nuovo sistema elettorale?

Il Quotidiano di martedì 30.03.2021

Di fronte alla disponibilità a trovare una soluzione alternativa e condivisa – dimostrata innanzitutto da liberali e borghesi democratici – il Partito socialista ha rinunciato alla sua iniziativa popolare, depositata nel settembre del 2018, che chiedeva una riduzione dei granconsiglieri da 120 a 90. Un passo importante verso un compromesso che, con i dubbi verso il modello proposto dal Governo, ha permesso di creare il largo consenso per il sistema biproporzionale. Nel dicembre del 2020 la svolta è stata siglata dalla commissione. In febbraio, dopo due intensi giorni di dibattito alla sessione di parlamentare a Davos, la riforma è stata accolta da una grandissima maggioranza.

Il testo in votazione

Nessuno ha impugnato il referendum contro la legge e quindi si voterà solo sull’articolo costituzionale che sottostà al referendum obbligatorio. L’articolo definisce in modo generico il sistema d’elezione del Gran Consiglio. Al posto di “maggioritario”, al capoverso due dell’articolo 27, la maggioranza propone di scrivere “L’elezione avviene secondo il sistema proporzionale, la legge può prevedere dei quorum e una clausola maggioritaria”.

 

La campagna a favore del nuovo sistema per l’elezione del Parlamento retico ha scelto un motto pragmatico per l’avvicinamento al voto: “Sì al compromesso grigionese”, si legge infatti sui manifesti affissi un po’ ovunque sul territorio. Il cambiamento di sistema potrebbe ridisegnare la geografia politica del cantone, eppure i fautori non sembrano voler esagerare nei toni. Per Maurizio Michael, presidente della Commissione di politica statale e strategia, “compromesso” sintetizza la soluzione scelta ed è da considerarsi un termine virtuoso, “la ricetta della stabilità svizzera”, afferma. Con il suo partito liberale, anche l’UDC, i borghesi democratici, i socialisti, i verdi e i verdi liberali fanno parte del comitato interpartitico.

PDC fuori dal coro

Una sola formazione politica ha combattuto la soluzione: i popolari democratici cristiani. Una maggioranza di deputati al suo interno ritiene che il maggioritario rimanga la soluzione migliore per i Grigioni. Innanzitutto, perché si votano le persone e non i partiti. Il PDC avrebbe preferito almeno delegare al popolo una scelta tanto importante, auspicando un voto sulle due varianti: il biproporzionale e il sistema misto proposto inizialmente dal Governo. Ma così non sarà, visto che solo i suoi esponenti – quindi 30 deputati su 120 – hanno sostenuto una mozione specifica in Gran Consiglio.

Il 10 maggio, l’assemblea dei delegati del PDC ha poi ammainato le vele, decidendo (con soli tre voti di scarto) di dare libertà di voto. Il partito non combatterà quindi attivamente la riforma voluta dalle altre forze politiche.

Il presidente del partito Kevin Brunold spiega così la scelta: “Siamo un partito che si assume la responsabilità in questo cantone. Abbiamo deciso di non opporci attivamente a questa soluzione, perché altrimenti il Governo avrebbe dovuto varare una legge d'emergenza, anche se non ci piace".

 

Gli unici contrari al nuovo sistema di voto rinunciano quindi a combattere. E con la ritirata del PDC, la campagna politica per una riforma che cambierà il volto della politica cantonale rimane quindi senza un vero dibattito contraddittorio.

Daniele Papacella

 
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