Tra Vietnam e Milan
Tra Vietnam e Milan (rsi/reuters)

Manfrini, io e il Milan

Il ricordo di Alberto Bertocci, che lavorò con Leandro Manfrini al Menabò

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Ho conosciuto Leo nei primi anni '90. Me lo presentò Maria Pia Belloni, cercavano qualcuno che prendesse il posto di Mauro Frigerio per i collegamenti dalle redazioni dei giornali per la seconda stagione di Menabò. Fu amore a prima vista. A far scoccare la scintilla fu il calcio. Entrambi rossoneri fino al midollo (oggi probabilmente un po' meno, visti i risultati…), fummo anche fra i fondatori di un Milan Club del Luganese di cui fu il Presidente. Per un po' divenne anche il suo soprannome: i camerieri del bar TSI, anche gli interisti, lo chiamavano così, a metà tra il rispetto e la presa in giro. E fu grazie al Milan che restammo in contato per diversi anni anche dopo aver smesso di lavorare insieme.

Aveva la straordinaria capacità di restare professionale, preciso e puntiglioso senza farsi mancare la battuta, lo scherzo, la grassa risata davanti a un bel piatto di pasta. E un po', questo, usciva anche dallo schermo. Quante volte ci siamo “pizzicati”, abbiamo giocato a fare i comici a chilometri di distanza, fra lo studio e gli archivi di un quotidiano, mentre i concorrenti si arrovellavano “alla ricerca della notizia perduta”?

Ma spente le luci e tolto il trucco eccoci già al telefono per commentare il nostro lavoro, correggere il tiro, o rifarci ancora due “ghignate” ripensando ad una gag particolarmente riuscita.

Per lui, forse, che aveva visto il Vietnam, la guerriglia in Sudamerica, tutto questo era una bazzecola. Ma una bazzecola che affrontava con la stessa professionalità e la stessa serietà di quando faceva “Reporter”.

Grazie di tutto quanto mi hai insegnato.

Alberto Bertocci

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