Il lavoro più urgente, sin dai primi istanti dopo la tragedia della notte di Capodanno a Crans-Montana, è stato quello del riconoscimento delle salme. La scientifica ticinese ha contribuito a portare a termine questa operazione.
Un compito che lascia un segno profondo, in cui le tecniche analitiche e le esigenze investigative devono procedere insieme, sempre nel rispetto della dignità delle vittime e delle loro famiglie.
“Vorrei esprimere il mio personale cordoglio, quello della polizia cantonale, alle famiglie delle vittime. Siamo vicini alle persone profondamente colpite da questa tragedia”, afferma Giancarlo Santacroce, responsabile della scientifica ticinese, ai microfoni del Quotidiano della RSI: “Dobbiamo però cercare di rimanere razionali. La qualità del nostro lavoro è importantissima perché permette di identificare un corpo il più rapidamente possibile. Questo dà sollievo alle famiglie che sono in attesa di risposte da parte nostra”.
Guy Parmelin, presidente della Confederazione, ha definito gli specialisti degli eroi. Loro, pur non riconoscendosi in questa definizione, spiegano nel dettaglio qual è stato il loro intervento. “Dal Ticino siamo partiti in quattro. Abbiamo ricevuto la richiesta alle 6 del mattino e alle 9.30 due auto della polizia partivano dal Ticino verso il Vallese, con due obiettivi diversi: due collaboratori erano destinati alla scena dei fatti per applicare il concetto che permette di estrarre i corpi e portarli a un istituto di medicina legale, dove seguono le procedure di identificazione. Le altre due persone erano invece assegnate al centro di identificazione dei corpi”, racconta Santacroce.
Il protocollo adottato è recente e giunge dall’esperienza in Francia contro il terrorismo dopo i fatti del Bataclan. “Abbiamo applicato per la prima volta il protocollo SoC-PA (Scene of Crime-Post Attack) che permette, in casi di questa portata, di gestire la scena in modo particolare, dando la priorità al recupero dei corpi, a definire gli elementi nell’identificarli il prima possibile e nel riuscire a identificare le cause del disastro”, spiega.
Al rientro, il supporto psicologico è stato indispensabile. “Già sul posto le autorità vallesane hanno creato degli incontri. Una volta rientrati in Ticino, siamo stati accolti anche dai nostri psicologi”, conclude Santacroce.

Crans - Montana: speciale TG
Telegiornale 04.01.2026, 20:00










