I lavoratori frontalieri in Ticino sono sempre oggetto di discussione
I lavoratori frontalieri in Ticino sono sempre oggetto di discussione (Archivio TI-Press)

"Non è detto che sia dumping"

Libera circolazione delle persone e salari in Ticino: la lettura della SECO non è condivisa da UNIA

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Gli effetti della libera circolazione delle persone si fanno sentire in Ticino più che in altre regioni del Paese. Lo afferma la SECO, la Segreteria di Stato dell'economia, nel suo 16esimo rapporto sugli effetti della libera circolazione delle persone. Un'immigrazione dai Paesi dell'Unione europea in calo in Svizzera e anche in Ticino, dove però spicca soprattutto il dato che riguarda i frontalieri, ormai una costante, con una quota pari al 28,5% della forza lavoro, un primato nazionale.

Il rapporto annuale del segretariato per l'economia evidenzia inoltre il problema sempre in Ticino dovuto al livello degli stipendi, inferiore rispetto al resto della Svizzera, con una differenza che si assesta nel 2019 a 1’300 franchi al mese rispetto alle buste paga versate nella Svizzera tedesca. E il problema si acuisce ancor maggiormente se si prendono in considerazione gli stipendi dei frontalieri, inferiori in media del 30% rispetto a quelli percepiti da chi vive in questo nel cantone.

SECO: “Salari bassi non significa dumping” – UNIA: “I contratti normali lo testimoniano”

Dati che potrebbero fare pensare a un effetto di dumping salariale, ma il direttore della Divisione del lavoro presso la stessa SECO invita alla cautela: “Certo constatiamo che ci sono salari bassi e che questi riguardano proprio i frontalieri, in particolare quelli che occupano posti di lavoro poco qualificati. Chi risiede in Ticino invece guadagna di più. Per questo motivo ritengo che stipendi bassi non voglia per forza dire dumping salariale".

Diversa la lettura dei dati fatta dai sindacati, come conferma il segretario regionale di UNIA Giangiorgio Gargantini: “Questa differenza enorme tra la realtà del Ticino e il resto del Paese dimostra che il problema non è tanto la libera circolazione, quanto l’uso vergognoso che ne fa una parte del padronato ticinese, che approfitta delle realtà molto diverse tra il Ticino e la vicina Italia”.

Secondo la SECO ad ogni modo il mercato del lavoro ticinese è il più controllato a livello nazionale, riprova ne è che sono stati sottoscritti ben 19 contratti normali di lavoro. In altri termini non si è stati a guardare, secondo la Segreteria di Stato dell’economia.

“I contratti normali di lavoro – controbatte da parte sua Gargantini – sono decretati quando si è confrontati a una situazione di dumping grave e ripetuto. Se ce ne sono di più in Ticino è perché da una parte si riscontrano maggiormente situazione di dumping grave e ripetuto, dall’altra perché sono stati decretati sulla spinta dei sindacati, che hanno visto in questo strumento una delle uniche ‘ancore’ per evitare che la situazione degeneri del tutto”.

 
Più frontalieri, meno ticinesi

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Il Quotidiano di lunedì 29.06.2020

 
CSI/dielle
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