Un ritorno alle porte chiuse nello sport professionistico (Archivio TI-Press)

Nuova stretta, le reazioni ticinesi

Sport: “Una doccia fredda” - Ristorazione (Suter): “Grosse difficoltà per i bar” – USI (Erez): “Siamo pronti” – LAC (Gagnon): “Salvare il salvabile”

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Il Consiglio federale ha inasprito oggi, mercoledì, le misure per cercare di frenare la diffusione del coronavirus. E se nella maggior parte dei casi il Ticino era già allineato alla nuova stretta, ad essere maggiormente colpiti dalle nuove regole sono lo sport -professionistico e non-, la ristorazione e la cultura in generale, con la chiusura di musei, teatri, ma anche l’obbligo di lezioni a distanza per le scuole universitarie a partire da lunedì prossimo.

Suter: “Problemi soprattutto per i bar”

Per quanto riguarda bar e ristoranti la principale novità è la chiusura dalle 23 alle 6 del mattino. “Reagiamo con apprensione perché significa che la situazione epidemiologica è molto grave – commenta ai microfoni RSI il presidente di Gastroticino Massimo Suter –, quindi le misure sembrano essere commisurate allo stato attuale. Fatto sta che questa chiusura forzata alle 23 mette in grossa difficoltà gran parte del settore della ristorazione e penso soprattutto anche ai bar, di cui tanti iniziano a lavorare a quell’orario.

Inizialmente si era parlato di una chiusura alle 22, alla fine si è deciso per le 23: “È un piccolo miglioramento di una situazione comunque difficile da gestire e comunque a tinte chiaroscure. Se si parla solo della ristorazione le 23 possono essere un compromesso abbastanza gestibile, magari anticipando l’apertura delle cucine. Per i bar invece la situazione cambia poco o è addirittura peggio, in quanto le 23 non hanno davvero senso” conclude Suter.

Le reazioni dei ristoratori

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Il Quotidiano di mercoledì 28.10.2020

Sport: “Doccia fredda e frustrazione”

Il colpo più duro è però probabilmente quello inflitto allo sport professionistico. Per il Consiglio federale da domani si gioca praticamente a porte chiuse visto che il numero massimo di persone ammesse è di 50. Per il direttore dell'Hockey Club Ambrì Piotta Nicola Mona si tratta di “un ritorno alla casella di partenza, come nei giochi. Purtroppo abbiamo investito energie e tanti soldi per elaborare dei concetti di protezione che ritenevamo sicuri e solidi, e hanno dimostrato di esserlo. È una doccia fredda che ci fa preoccupare, la previsione finanziaria alla luce di queste restrizioni chiaramente peggiorerà. L’appello è sicuramente quello di poter ricevere aiuti finanziari per salvaguardare la realtà sportiva, che è un’economia.”

 

Gli fa eco il direttore del FC Lugano Michele Campana: “È chiaro che bisogna scindere un po' quello che è un sentimento lavorativo e quello che sono i numeri in questo momento in Svizzera: la situazione è grave e si arriva a un momento in cui bisogna accettare queste decisioni, un po' come era già successo a marzo. È però ovvio che c’è parecchia frustrazione perché il lavoro che è stato fatto in questi mesi è tanto e vi sono continui cambiamenti…è veramente estenuante. Non è però solo sport che ne è colpito e alla fine bisogna quindi relativizzare il tutto.”

Restando in città, l'Hockey Club Lugano ha fatto sapere poco fa con un comunicato aver preso atto della decisione odierna del Consiglio federale con “enorme rincrescimento e delusione”.

Gagnon: “Non chiudiamo il LAC”

Anche il mondo della cultura è duramente colpito dalle nuove misure, in particolare dal limite di 50 persone per le manifestazioni. “L’impatto è sicuramente importante e stiamo facendo un incontro proprio ora per capire che attività possiamo portare avanti, anche con il limite a 50 persone – spiega il direttore del LAC Michel Gagnon raggiunto telefonicamnete -. Sicuramente non chiudiamo il LAC. Stiamo dunque valutando quali spettacoli e attività possiamo mantenere finché il LAC resta aperto per il nostro pubblico”.

Erez: “Dobbiamo riorganizzarci”

Infine le università e le scuole universitarie, per le quali il Consiglio federale ha stabilito che da lunedì si torna alle lezioni e allo studio a distanza. “Siamo pronti a passare online, ma mi preme sottolineare che non chiudiamo l’università, si tratta di organizzare gli insegnamenti a distanza – commenta il rettore dell’USI Boas Erez –. Le altre attività possono invece svolgersi in presenza, quindi penso che domani abbastanza serenamente trarremo le conseguenze di questa decisione e lunedì saremo pronti ad applicare quanto ci è imposto”.

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CSI/dielle
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