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foto d'archivio (© Tipress)

"Rischio dumping da valutare"

Cambio 1,20, Andrea Puglia (OCST) parla delle ripercussioni sul mercato del lavoro in Ticino

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"L’abolizione del cambio minimo potrebbe anche avere effetti positivi sul mercato del lavoro in Ticino”. A parlare è il sindacalista dell’OCST Andrea Puglia, che interpellato dalla RSI spiega: “Piccole aziende italiane che si spostano in Ticino con lo scopo di abbassare i costi e assumere solo frontalieri, con un franco molto forte,  non sarebbero più spinte a farlo e non saremmo così più confrontati con nuovi salari sui livelli italiani o addirittura più bassi”.

“È però vero che le imprese votate all’esportazione potrebbero avere delle difficoltà maggiori con l’apprezzamento del franco”, aggiunge Puglia, affermando che queste aziende potrebbero anche tendere ad abbassare i salari per risparmiare e compensare gli effetti negativi dell’apprezzamento della valuta elvetica.

E per quanto riguarda il rischio che alcune aziende comincino a pagare stipendi in euro per risparmiare? Secondo il nostro interlocutore non è così alto, dato che i contratti in vigore sono stati per la maggior parte sottoscritti in franchi e quindi vanno pagati in franchi.  Chi paga in euro (“in questo caso bisogna ancora chiarire se è legale”, aggiunge Puglia) dovrebbe inoltre applicare il cambio reale: "Se qualcuno, ed è uno scenario quasi impossibile, volesse procedere con licenziamenti collettivi per riassumere in euro dovrebbe prima interpellare i sindacati, ma i contratti in essere non si toccano e tagli radicali non si possono fare dall’oggi al domani”.

“È vero che in questo preciso momento i frontalieri sorridono – conclude il sindacalista cristiano-sociale -  visto che hanno ricevuto un aumento del 20% sul salario in franchi. Ma il bene del lavoratore coincide con il bene dell’impresa, se questa entra in crisi per via del cambio elevato ne risente anche il dipendente”.

Ludovico Camposampiero

dal TG delle 12.30

 

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