La portoghese residente in Ticino non ha avuto scampo
La portoghese residente in Ticino non ha avuto scampo (rescue media)

Rorè, "tragedia annunciata"

In Mesolcina la morte della 67enne rilancia le discussioni attorno alla sicurezza del tunnel a una sola corsia

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L'incidente costato la vita domenica sera a una 67enne portoghese residente da anni in Ticino (e che stava rientrando a casa dal lavoro) è il primo frontale avvenuto nella galleria di San Fedele, aperta da quattro mesi. In Mesolcina lo scontro ha subito rilanciato le discussioni sulla sicurezza del nuovo tunnel che in molti, già in fase di progettazione (si era 15 anni fa, subito dopo la tragedia del San Gottardo) rivendicavano fosse a due tubi separati. Ciò per ridurre a zero il rischio di collisioni frontali e rispettare le più recenti direttive in materia di traffico.

Per le centinaia di persone che, a suo tempo, sostennero il progetto "Autostrada a quattro corsie sul versante sinistro della valle" (motivato con ragioni ambientali e di sicurezza  che non fecero breccia a Coira e a Berna), l'incidente costato la vita alla 67enne (una donna molto conosciuta in valle per la sua attività di ristoratrice) è stata una tragedia annunciata, emerge dalle discussioni in corso in valle e sui social.

Fra chi la pensa così c'è anche la sindaca di San Vittore e granconsigliera Nicoletta Noi-Togni. Ha prontamente indirizzato tre domande al Consiglio di Stato, chiedendo se sia cosciente della pericolosità di quel tratto, quali accorgimenti si possano prendere per ridurla e se intenda esercitare pressioni su Berna affinché vengano adottati.

 

Livio Isepponi, responsabile della polizia giudiziaria della regione Moesa, conferma intanto i primi elementi della dinamica: a causare l'incidente spostandosi sulla corsia opposta - forse nell'azzardare un sorpasso, ma questo dovrà stabilirlo l'inchiesta -  è stato il 26enne albanese rimasto ferito. Ricoverato in ospedale, non ha ancora potuto essere interrogato.

CSI/pon/Diem

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