È iniziata la terza stagione di “Edizione straordinaria”, il programma che rilegge casi di cronaca appartenenti a un recente passato della Svizzera italiana. La seconda puntata ripercorre la storica “operazione dei 100 chili” del 1987, la più grande operazione antidroga internazionale in Svizzera. L’approfondimento mette in luce il ruolo pionieristico di agenti come Fausto Cattaneo e del procuratore pubblico Dick Marty nelle inchieste mascherate, affrontando le critiche etiche e le ramificazioni di quell’operazione, come lo scandalo “Lebanon Connection” e le sue ricadute politiche, che portarono alle dimissioni della consigliera federale Elisabeth Kopp.
Un’operazione mascherata da 100 chili
Il viaggio parte dalla Turchia e attraversa autostrade, paesi, dogane, prima di approdare all’area di servizio autostradale di Bellinzona. Lì, il camion viene fermato e finalmente, dopo averne monitorato il tragitto, scatta quella che resta la più grande operazione di polizia internazionale mai effettuata in Svizzera. È il 21 febbraio 1987 e per la prima volta il Ticino entra nella mappa geografica della lotta mondiale alla droga. Non soltanto perché all’interno del camion vengono intercettati e confiscati 80 kg di morfina base e 20 kg di eroina per un carico complessivo di 100 kg, ma anche per il modo con cui si è arrivati a questo risultato. Un lavoro supportato dalla DEA americana ma condotto in prima linea da agenti della polizia ticinese sotto copertura. E così quella che viene denominata l’”operazione dei 100 chili” segna l’avvio in grande stile di una stagione in cui le inchieste mascherate partite dal Ticino non saranno più un’eccezione, ma una pratica sempre più diffusa.
Cambiano le droghe, cambiano le strategie per combatterle
D’altra parte, rispetto al periodo degli anni Sessanta in cui le droghe avevano iniziato ad apparire nel mondo giovanile in Ticino, tutto era cambiato. All’inizio, nel periodo della contestazione, tra gli studenti dell’epoca a circolare all’inizio era solo la marijuana, poi l’hascisc e LSD. Ma è soltanto quando inizia a diffondersi l’eroina che lo scenario si fa molto più drammatico e le preoccupazioni dell’opinione pubblica più impellenti. L’impressione generale è che serva un altro tipo di strategia per cercare di combattere il fenomeno. Fino ad allora infatti il lavoro della polizia locale si limitava a punire solo i consumatori, i pesci piccoli di un mare sempre più trafficato.
Il sodalizio Cattaneo-Marty
Ed è proprio in questo contesto che un giovane agente della Polizia cantonale, Fausto Cattaneo, l’ha l’intuizione di trapiantare procedure che altrove, in altre dimensioni più metropolitane, sono già attive: usare agenti infiltrati per penetrare nelle maglie dei grandi cartelli del narcotraffico, allacciando collaborazioni internazionali sempre più strette con le polizie.
Tuttavia, per muoversi in modo efficace in questo tipo di inchieste, non è sufficiente armarsi di coraggio, soldi, passaporti falsi e doppie identità. È indispensabile creare un sodalizio profondo con chi si occupa degli aspetti giudiziari, portando avanti una battaglia in comune. E in Ticino a garantire una sponda autorevole da questo punto di vista è un magistrato di peso come il procuratore pubblico del Sopraceneri: Dick Marty. È lui, infatti, assieme a Fausto Cattaneo, a orchestrare l’operazione che porta al primo grande sequestro dei 100 chili a Bellinzona.

Mendrisio, 2010: Dick Marty (s) insieme a Fausto Cattaneo (d) in occasione della presentazione del libro "Operazioni sotto copertura. Come ho infiltrato i cartelli della droga", di Fausto Cattaneo
Il Boss del narcotraffico arriva in Ticino
È stato il frutto di un lavoro più che paziente e partito da molto lontano, perché per arrivare a convincere il boss del narcotraffico turco Haci Mirza a concludere l’affare c’è stato bisogno di arrivare a spacciarsi per clienti credibili. Prima, il tempo della trattativa, poi la dimostrazione in banca dei soldi che si era disposti a investire e infine una vera e propria messinscena degna di Hollywood. L’ok definitivo, infatti, arriva dopo che Haci Mirza viene trasportato a Roveredo dove la polizia cantonale aveva allestito un finto laboratorio di lavorazione della morfina . È proprio alla vista di una struttura così professionale che l’affare si sblocca definitivamente con tutto quello che ne consegue. Il camion con la droga che parte dalla Turchia e poi l’arresto a sorpresa in Ticino per tutte le persone coinvolte nel traffico internazionale.
Un grande successo non privo di critiche
Il successo dell’operazione che viene celebrata anche a livello internazionale, e in particolare negli Stati Uniti, non è però immune da critiche in Svizzera, visto che da più parti ci si chiede quanto sia etico “provocare” un traffico di droga, che altrimenti mai sarebbe passato dal Ticino, per arrivare a mettere in galera i più grandi boss del narcotraffico mondiale. Interrogativi che vengono tuttavia messi in sordina dagli esiti sempre più eclatanti a cui si giunge grazie a queste attività sotto copertura nate sempre in Ticino grazie al lavoro indefesso di Fausto Cattaneo. Da una costola dell’operazione 100 chili ne nasce immediatamente un’altra, denominata Lebanon Connection, perché stavolta a finire nel mirino sono alcune società di cambio zurighesi gestite da due armeno-libanesi, i fratelli Magharian.
Uno scossone che non risparmia la politica: le dimissioni di Elisabeth Kopp
È un mondo della finanza dove, stando alle leggi del tempo, si possono riciclare legalmente soldi di cui si può – almeno ufficialmente - ignorare la provenienza. Ma è un mondo della finanza non privo di addentellati con le più alte sfere della politica nazionale, visto che a un certo nel fascicolo della “Lebanon Connection” compare anche il nome di un’altra società di cambio, Shakarchi Trading, nel cui consiglio di amministrazione siede anche il marito della personalità politica più in vista del momento: Elisabeth Kopp, ministra di giustizia e polizia, di lì a poco nominata vicepresidente della Confederazione.

Kopp in una fotografia del 1989, dopo aver annunciato le dimissioni
Ne nasce uno scandalo, soprattutto per via della telefonata con cui la consigliera federale avvisa il marito dell’inchiesta in corso, facendogli pervenire informazioni riservate. Il 12 dicembre 1989 le dimissioni di Elisabeth Kopp diventano ormai inevitabili, assieme al clamore che quell’uscita di scena provoca . E ancora una volta è la coda lunga delle inchieste mascherate partite dal Ticino a procurare un terremoto che arriva fino ai vertici di Palazzo federale.
Una nuova protagonista: la cocaina
Tutto questo, peraltro, avviene proprio nel momento in cui nei consumi della droga si apre un altro fronte. Protagonista in quegli anni è la cocaina che diventa la sostanza stupefacente del momento, tanto più che in una prima fase si diffonde solo negli ambienti benestanti della società. I costi elevati e l’effetto euforico che procura, all’inizio sono alla portata di pochi, tant’è vero che i primi processi per cocaina coinvolgono molti rappresentanti della Lugano bene. È soltanto in un secondo tempo che il mercato della polvere bianca cambia parametri, sfruttando uno spaccio che parte dal basso e arriva in strada. Ormai da droga dei ricchi, la cocaina, diventa droga per tutti, diffondendosi in ogni strato del tessuto sociale e arrivando ad arruolare nella distribuzione persino le persone richiedenti l’asilo. Un’evoluzione che porta alcuni quartieri, come Besso, a trasformarsi in zone off-limts, tanto che per arginare il fenomeno la popolazione reagisce scendendo nelle strade.

Una fotografia del 2008
Il caso Escobar: da possibile colpo a flop
Del resto, l’emergenza di un quartiere non è mai una questione solamente locale, perché anche lo spaccio da strada è sempre l’ultimo anello di un commercio internazionale cresciuto negli anni. Soprattutto quello proveniente dal Sudamerica e dalla Colombia. Ed è proprio in questo contesto che a un certo punto le inchieste mascherate ticinesi sembrano pronte a fare un ulteriore salto di qualità, arrivando a mettere nel mirino un personaggio dal cognome più che ingombrante: Escobar. Dopo un lungo lavoro sotto copertura della polizia ticinese , ben presto si scoprirà che l’Escobar in procinto di arrivare a Lugano (Severo Garzon) non è nemmeno un lontano parente del più famigerato Pablo e tutto l’allestimento messo in atto per attirarlo si spingerà molto in là nella provocazione. A lui e ai suoi collaboratori vengono infatti pagati i voli verso il Ticino, vengono offerti appartamenti e bella vita e vengono subissati di richieste di cocaina. Quando poi però a Lugano ne arriveranno solo pochi chilogrammi, gli arresti porteranno a un processo che si conclude con pene minime e tante polemiche. Così, quello che doveva essere il colpo più grande mai raggiunto dalle inchieste mascherate diventa il suo flop più vistoso, decretandone di fatto la loro fine.
Ormai tra l’impegno profuso e la qualità dei risultati, il divario è troppo ampio e dopo anni di doppie identità un poliziotto infiltrato nei cartelli del narcotraffico rischia di bruciarsi e non capire qual è il confine che separa le attività legali da quelle illegali. Un cortocircuito etico che in fondo ha contraddistinto tutte queste operazioni fin dalla loro prima attuazione, perché da una parte, ci sono le nobili intenzioni, dall’altra i metodi adottati. Con il grande interrogativo che resta sul campo: davvero è possibile combattere le organizzazioni del narcotraffico, utilizzando i loro stessi metodi?
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