La casa anziani di Sementina
La casa anziani di Sementina (tipress)

Sementina, ignorate le regole Covid

I dettagli dei decreti d’accusa nei confronti dei tre dirigenti della casa anziani – Attività di gruppo, test evitati nonostante i sintomi e tracciamento approssimativo

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Regole e norme Covid ignorate. Si potrebbero riassumere così, all’osso, i tre decreti d’accusa emanati dalla procura ticinese nei confronti di tre dipendenti, tutti con ruoli dirigenziali e dei quali una ha poi lasciato la struttura, della Casa anziani di Sementina (vedi correlati).

Ai tre, come emerso martedì, viene contestata la ripetuta contravvenzione alla Legge federale sulla lotta contro le malattie trasmissibili dell'essere umano, questo per il mancato rispetto di alcune direttive, istruzioni e raccomandazioni emanate dalle autorità competenti per impedire la propagazione del virus SARS-CoV-2, mentre è caduta l’accusa più grave di omicidio colposo. Nei loro confronti viene proposta una multa, tra i 4 e gli 8'000 franchi a dipendenza delle responsabilità nella vicenda e di ruolo, e il pagamento delle spese giudiziarie. Decreti a cui gli imputati, hanno fatto sapere i difensori, si opporranno e che approderanno quindi in Aula penale.

Scorrendo le pagine dei decreti, che la RSI ha potuto visionare, le violazioni che emergono sono legate a sintomi degli ospiti ignorati, test non eseguiti, mancato isolamento e organizzazioni di attività di gruppo che avrebbero invece dovuto essere sospese.

Nonostante le regole ferree emanate dall’Ufficio del medico cantonale per le case anziani, che prevedevano già a inizio marzo 2020 l’isolamento e i test su tutti gli over 65 con sintomi respiratori o febbre sopra i 38 °C, a Sementina tra il 13 marzo e il 17 aprile, la procura sostiene che in quasi una ventina di casi, i sintomi sono stati ignorati o perlomeno sottovalutati. Il risultato: test per l’identificazione del Covid-19 eseguiti diversi giorni dopo, in alcuni casi anche a distanza di una-due settimane. Non solo, nella maggioranza di questi casi gli ospiti non sono nemmeno stati isolati e anzi hanno continuato a consumare i pasti nei locali comuni e a prendere parte ad attività di gruppo, rileva il Ministero pubblico. In tutti i casi gli ospiti hanno poi contratto la malattia.

Dopo che il virus è entrato nella struttura, il 18 marzo 2020 con i primi collaboratori e ospiti positivi, per una settimana tra le 19 e le 30 persone hanno continuato a mangiare insieme in una sala comune, e fino al 17 aprile 2020 tra le 5 e le 15 persone hanno continuato a pranzare insieme in salette comuni ai piani. In entrambi i casi non era sempre possibile mantenere una distanza adeguata.

Anche le attività di gruppo sono continuate nel periodo tra il 16 marzo e il 7 aprile 2020. Il decreto cita infatti 24 occasioni in cui si sono svolte attività diverse con la presenza di tre fino a quattordici ospiti. Questo tipo di attività era espressamente vietato dalla direttiva del Medico cantonale del 9 marzo 2020.

Quattro ospiti deceduti durante questo periodo, che avevano manifestato i sintomi, ma non sono stati isolati e hanno continuato a frequentare locali comuni e attività di gruppo, non sono mai stati testati e per loro non è dato sapere se all’epoca del decesso avessero contratto il Covid-19 o meno.

Tracciamento dei contatti approssimativo, dipendente positiva e operai esterni

Stando agli inquirenti, la lista delle violazioni a quanto deciso e imposta da Berna e Bellinzona per frenare la corsa della prima ondata della pandemia di coronavirus non si esaurisce qui però, e ai tre dirigenti viene contestato anche, nel periodo tra il 22 marzo e il 17 aprile del 2020, di non aver allestito rigorosamente la lista dei contatti stretti delle ultime 48 ore degli ospiti risultati positivi. “Con la conseguenza che nella struttura sanitaria non stati tracciati (e quindi non è stato possibile evitare) i contagi” recita il decreto d’accusa.

Viene poi contestato anche l’impiego di un’infermiera durante un turno notturno, in aprile, nonostante fosse risultata positiva al virus.
Infine, sempre nello stesso mese del 2020 e nonostante la direttiva cantonale sul divieto d’accesso alle case anziani risalente al marzo precedente, uno dei dirigenti aveva autorizzato tre operai ad entrare per svolgere un intervento di ritinteggio a uno dei piani della struttura, intervento che la Procura non ha però ritenuto impellente.

 
Dario Lanfranconi
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