Turismo, "servono nuove regole"

L'intervista a Claudio Visentin, docente dell'USI: "La massa va educata al rispetto del territorio"

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"Nessun episodio di violenza può essere giustificato ma il problema esiste. E deve essere affrontato". Ai microfoni della RSI, Claudio Visentin, docente alla facoltà di scienze della comunicazione all'Università della Svizzera italiana, esperto di turismo, commenta le intemperanze registrate a Barcellona nei giorni scorsi dove sono apparsi graffiti anti-turisti e persone incappucciate sono salite sui bus turistici mentre altre hanno tagliato le gomme delle biciclette riservate ai viaggiatori. Proteste rilanciate dai media internazionali come quelle, ormai all'ordine del giorno, contro il turismo di massa che sta soffocando Venezia, il centro di Roma ma anche la Val Verzasca (dopo il video virale delle "Maldive a un'ora da Milano") .

"Nel caso di Barcellona stiamo parlando di una città di un milione e mezzo di abitanti che - sottolinea Visentin - attraverso le compagnie low cost e gli affitti di appartamenti su internet è arrivata ad accogliere 30 milioni di turisti. Tra questi molti arrivano solo per ubriacarsi, per divertirsi e non apprezzano davvero il territorio che visitano. C'è qualcosa di strano anche in questo muoversi fine a sè stesso. Molte di queste persone forse non hanno un vero interesse per il luogo dove si recano".

"Il turismo di massa, alle origini, è stato molto criticato e forse, alcune di quelle critiche, alle origini erano snob ed eccessive. Oggi però è diventato una grande forza economica, non lo si può toccare più - spiega il docente - . L'ideologia predominante celebra il turismo perchè porta ricchezza e lavoro ma nel modo in cui noi facciamo turismo oggi vi sono ombre profonde e problemi che vanno affrontati. Dovremmo viaggiare meno e viaggiare meglio. Allora forse non andremmo tutti a Barcellona e decongestioneremmo anche molti degli altri luoghi".

Tra quello che succede a Barcellona... o in Val Verzasca vi sono punti comuni. spiega Visentin: "Un territorio appartiene a chi lo abita. Gli altri hanno diritto di venirci ma non diritto di venirci in ogni modo. Vi è un diritto dei residenti, troppo spsso dimenticato. E poi c'è un diritto del visitatore. Non si possono chiudere le città ai visitatori, però si possono stabilire regole".

Red. MM/RG

 

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