(Ti-Press)

Un 8 marzo sulle barricate

Una manifestazione a Bellinzona e un flash mob a Lugano per rivendicare in particolare la parità salariale. "È ora di suonare la sveglia"

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Rispetto e parità: la questione è stata ribadita durante questo 8 marzo, giornata internazionale della donna, e molto è stato fatto dal 1991 quando entrò in vigore l'articolo costituzionale. Purtroppo però, come hanno ricordato gli eventi di venerdì, la parità resta un concetto più sulla carta che non nella vita quotidiana.

A Bellinzona si è svolta nel pomeriggio la manifestazione promossa dal collettivo "io l'8 ogni giorno", mentre in mattinata invece altre associazioni, su invito del Gruppo donne dell'unione sindacale svizzera, hanno movimentato piazza Dante a Lugano, dove è stato installato un grande orologio con delle scritte al posto delle ore. Parole come discriminazione, sessismo, stereotipi, molestie e salari bassi.

In riva al Ceresio suona una sveglia, e si da l'avvio, con striscioni cartelli e slogan, a un simbolico sciopero delle donne che, come nel 1991, vuole mobilitare tutte le cittadine e i cittadini. E un vero sciopero come quello appena citato è invece in programma in tutta la Svizzera il prossimo 14 giugno, come ricordato anche dai molti cartelli presenti a Lugano. “Si pensa che gli obbiettivi siano stati ormai raggiunti nel 2019 – commenta una manifestante ai microfoni RSI - Però, soprattutto a livello salariale, si vedono ancora le differenze, e i commenti sessisti non sono ancora spariti.

Didier Burkhalter, in qualità di Consigliere federale, commentò recentemente gli ultimi dati sulle persistenti disparità salariali, dichiarando che le donne “sono state fin troppo pazienti”. “È verissimo – ci ha detto Françoise Gehring - Pazienza non solo per il diritto di voto, che abbiamo ottenuto sul piano federale solo nel '71, ma anche per esempio sull'assicurazione maternità, per la quale abbiamo aspettato anni, anni e anni”.

“Oggi siamo qui – prosegue la Gehring - per rivendicare almeno il rispetto della legge sulla parità salariale. Certo, ci sono delle norme oggettive, ma nella pratica quotidiana non è così, perché ci sono delle donne che ad esempio dopo la maternità vengono licenziate. Le donne – conclude la sindacalista - per riuscire nella vita devono essere degli astronauti, degli architetti o dei premi Nobel. Quando un uomo mediocre può avere successo, alle donne invece si chiede la perfezione”.

Proteste e azioni in tutta la Svizzera

“Solidarietà per le donne - solidarietà tra le donne": all'insegna di questo motto un centinaio di donne si sono riunite oggi nel primo pomeriggio a Berna sulla Bundesterrasse sfidando la pioggia battente e violente raffiche di vento. A Sion, come in diverse altre località vallesane e a Zurigo, diverse strade sono state ribattezzate simbolicamente al femminile, anche per sottolineare la rappresentanza irrisoria delle donne nella toponomastica (in riva alla Limmat ad esempio solo un decimo delle strade porta il nome di una donna). Nel capoluogo vallesano tuttavia, dove nemmeno una via è intitolata a un personaggio femminile, la polizia è intervenuta dopo pochi minuti per strappare gli adesivi posti sui nomi delle strade.

CSI/Bleff/dielle
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