Uno sgombero condizionato dalla meteo

Frana in Calanca, le operazioni per riaprire una corsia della strada potranno partire solo dopo la valutazione dei rischi geologici

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"Dobbiamo ancora valutare i rischi geologici, perché c’è il sospetto che altri pezzi possano cadere. Quando la zona sarà abbastanza sicura potremo ripulire la carreggiata e riaprirla in un senso", è il barlume di luce e ombra che il geologo cantonale grigionese Christoph Nänni tratteggia alla RSI indicando i massi.

Secondo l’Ufficio tecnico retico una corsia della strada interrotta dalla frana in Val Calanca potrebbe essere ripristinata prima del fine settimana a senso unico alternato. Ma il condizionale resta d’obbligo, dopo la caduta domenica mattina, verso le 6.30, di circa 600 di metri cubi di massi e altro materiale che hanno isolato la parte alta della valle fino a Rossa. Tagliando fuori dai collegamenti circa 400 abitanti.

Una veduta dall'alto della frana
Una veduta dall'alto della frana (BauGrundRisk GmbH)

Molto dipenderà dalle condizioni meteo dei prossimi giorni e dal volo di ricognizione dell’elicottero previsto per oggi e rinviato per la nebbia a martedì mattina. Il velivolo con il geologo a bordo raggiungerà un punto di visuale sopra il distacco, a 1'050 metri d’altezza, 360 metri sopra la strada al bivio tra Castaneda e Molina.

Ma perché sono così frequenti in questa zona le frane? "Nelle rocce ci sono delle fessure aperte e dei buchi, che si riempiono d'acqua", spiega ancora il geologo. "Se l'acqua non può scorrere via, si creano dei livelli, dei depositi, che causano una pressione idrostatica. Con gli spostamenti della roccia, quando l'ambiente si raffredda, fessure e le pressioni aumentano: è come se l'acqua e ghiaccio premessero sulla roccia, causando distacco di materiale".

Le reazioni degli abitanti

Gli abitanti, al di qua e al di là dello scoscendimento, non possono fare altro che armarsi di pazienza. Come Alessio Luzzi di Castaneda, intercettato mentre sta andando a vedere i suoi cavalli, in una stalla non lontana dal punto critico: "Alla fine in Calanca o ci vivi o non ci vivi" dice con un certo fatalismo. Però c'è anche chi ha forti preoccupazioni di ordine professionale: Giovanni Polti e sua sorella sono titolari di una cava ad Arvigo, frazione di Calanca - dunque ora inaccessibile. Dei 34 dipendenti oggi ce n’erano soltanto due, residenti in zona. Qui non si può lavorare: "Già da ieri, ma soprattutto oggi - spiega l’imprenditore - stiamo avvisando tutti i nostri clienti che hanno merce da ritirare oppure ordinazioni in corso sul fatto che non sappiamo bene che cosa succedere nei prossimi giorni. Chiediamo loro comprensione. Mi auguro che sia stato un distacco netto e che non ci siano ulteriori massi pericolanti". Comprensione e pazienza due doti che in questi giorni saranno messe a dura prova.

 
QUOT/Realini/Spi
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