Via al risanamento delle acque

Il Governo ticinese vuole aumentare il limite minimo di deflusso dei fiumi, in cambio di un indennizzo alle aziende idroelettriche di cinque milioni all’anno

È un atto di "riconciliazione con il nostro ecosistema" garantire più acqua ai fiumi influenzati dai prelievi, come lo ha definito il direttore del Dipartimento ticinese del territorio Claudio Zali, oltre che richiesto dalla legge. Il Governo ha presentato giovedì il messaggio che sottoporrà al Gran Consiglio e che è un "equo compromesso tra produzione di energia idroelettrica e tutela della natura e del paesaggio". Si è quindi messo il punto al "lungo iter tecnico e procedurale" che dura da 30 anni.

Concretamente, il Governo vuole imporre a tre aziende idroelettriche, tra le quali vi è pure l’Azienda elettrica ticinese, di alzare il limite minimo di deflusso. È previsto un indennizzo per la mancata produzione di energia di circa 5 milioni di franchi all’anno, che per i 2/3 verrà assunto dalla Confederazione.

La reazione di OFIBA e OFIBLE, due delle aziende coinvolte, è arrivata tramite i loro legali che evidenziano un vizio di forma e indicano il Gran Consiglio come organo competente a esprimersi sui risarcimenti. Invece, si ritengono soddisfatti gli ambientalisti e i pescatori, anche se non nascondono alcuni timori.

 

Il risanamento è giudicato prioritario nel fiume Brenno, nella Maggia e nel Ticino.

Diverse priorità di intervento
Diverse priorità di intervento (DT)
 

 

CSI/sulma
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