Vincent Lindon in La loi du marché
Vincent Lindon in La loi du marché

Due Vincent da impalmare?

Chi sono gli attori maschi che fin qui hanno bene impressionato

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Lindon e Cassel: sono i due Vincent che sembrano finora contendersi il premio per la migliore interpretazione maschile della 68esima edizione del Festival di Cannes. Enrambi francesi, entrambi intorno ai cinquanta (Lindon 55, Cassel 48), entrambi non belli in modo canonico ma sexy. Lindon da sempre si distingue per la capacità di non caricare mai i personaggi, di far passare le emozioni con minimi gesti, le espressioni. Come nell’interessante La Loi du Marché di Stéphane Brizé, dove attraverso l’imperscrutabilità racconta il dramma di un uomo che perde il lavoro.

Cassel più debordante, gioca spesso sull’overacting e Mon Roi di Maïwenn gliene offre ancora una volta la possibilità con un protagonista maschile affetto da troppa vitalità e da sindrome di Peter Pan. Un ruolo simile a quello che ha nell’altro film in concorso Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, dove è un sex addicted ante litteram.

E si sono fatti notare anche gli immensi Michael Caine e Harvey Keitel, artisti a fine carriera in vacanza sulle Alpi in Youth - La giovinezza, Gabriel Byrne in Louder Than Bombs, lucido e presente con i figli anche dopo la scoperta dei segreti della moglie morta anni prima; Benicio Del Toro, sicario nell’omonimo film di Denis Vileneuve; l’ungherese Géza Röhri, nella parte – intensa, fatti di sguardi e praticamente muta - di un sonderkommando in un campo di concentramento.

E fuori concorso Joaquin Phoenix, professore di filosofia alcolizzato che solo attraverso la formulazione di un delitto perfetto riuscirà a uscire dalla depressione, in Irrational Man di Woody Allen; il prestante (e pure lui depresso) Matthias Schoenaerts, ex soldato che soffre di una sindrome da stress post-traumatico in Maryland di Alice Winocour.

Francesca Felletti

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