Sul film, le considerazioni del critico della RSI Marco Zucchi
Sul film, le considerazioni del critico della RSI Marco Zucchi (keystone)

La prima di "J.J WARS"

Il commento a caldo al settimo film, diretto da J.J Abrams, della saga di Guerre Stellari

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“Tanto tempo fa, in una galassia lontanta lontana” e giù a manetta con la musica trionfale firmata John Williams. Comincia naturalmente ancora così il nuovo episodio di Guerre stellari, settimo e primo dell’Era Disney dopo la vendita (nell’ottobre 2012 per 4,05 miliardi di dollari) da parte di George Lucas di tutte le sue creaturine.

Attesa lunga tre anni. Tanta trepidazione dei fan della prima ora, mista a quel fondo di apprensione che le rimasticazioni producono sempre, perché la pur gloriosa e leggendaria casa di produzione creata da Walt Disney si è rivelata talvolta una normalizzatrice a fini commerciali del talento artistico altrui.

E allora a furia di vedere pupazzetti di Darth Vader sugli scaffali dei grandi magazzini, nelle edicole, nelle vetrine di giocattoli, nei fruttaeverdura e nelle farmacie si è finito tutti per interiorizzare la notizia che stava arrivando il “fenomeno”, ma si è fin qui trascurato il redde rationem. Ovvero: com’è il film?

 

Oggi finalmente lo abbiamo visto e le note sono agrodolci, con prevalenza zuccherina, certo, ma con qualche aspetto asprigno.

Lati positivi: J. J. Abrams conferma di avere un gusto “da ragazzino anni ‘80” per tutte quelle cose lì, con una spiccata deferenza nei confronti degli artefici del suo immaginario d'infanzia. Lo si era notato nell’ispirato “Super8” che rimasticava “ET”. Qui se possibile l’operazione del bimbo cresciuto che ritrova i suoi giocattoli preferiti è persino maggiore. Varie scene e più di una scelta narrativa sembrano essere calchi veri e propri, provenienti dallo “Star Wars” primigenio del ’77 e dagli altri film della prima trilogia.

Certo il tempo è passato. Una trentina d’anni nella finzione rispetto al “Ritorno dello Jedi”, una trentina d’anni nella realtà sulle facce stanche di Harrison Ford (al suo Han Solo è affidato l'unico vero colpo di scena dell’episodio), Mark Hamill, Carrie Fisher. Si potrebbe dire che l'accoppiata Abrams-Disney abbia fatto alla fantascienza avventurosa quello che Stallone ha fatto al pugilato, quando è passato da un giovane, guizzante e speranzoso “Rocky” (erano sempre i gloriosi ’70 della New Hollywood) al bolso rudere stracco che si trascina (ma con classe e dignità) in “Rocky Balboa”, “Il grande match” o (come allenatore) nel nuovissimo “Creed”.

Per affidarci alle parole della saga, comunque, oggi un tremito nella Forza il pubblico dei bambini d’allora lo sente in due o tre scene, che è meglio non spoilerare. Per le frotte di bambini veri che entrano in sala declamando a memoria personaggi e situazioni dei sei episodi precedenti ci sono invece nuovi eroi, meno trepuntozero e più gradevolmente retrò di quello che sarebbe stato lecito presumere. Ma non privi di prerogative attualizzate.

Rey (Daisy Ridley): fa uscire la saga dal Medioevo, nel senso che finalmente quando la Forza scorre in una ragazza non ci tocca vederla diventare principessa o regina, lasciando il cavalierato al fratello (Leia e Luke), ma in un impeto di neo-femminismo la spada la brandisce lei.

Finn (John Boyega): al di là di qualche banale considerazione sulla presenza di un giovane nero finalmente al centro della narrazione (tra i Jedi della seconda trilogia c’era il magnetico Samuel L. Jackson, nella prima c'era il pirata astrale Lando Calrissian, ma erano figure marginali), sembra azzeccata la scelta di dare una capacità di discernimento e un libero arbitrio anche all’esercito in fotocopia dei soldati bianchi imperiali.

Il cattivo di turno Kylo Ren (Adam Driver): pare invece una specie di imitatore da operetta dell’immenso e rantolante Darth Vader che fu, bisogna però ammettere che l’effetto vorrei-ma-non-posso (assomigliare a lui) è volontario e largamente esplicitato.

Capita raramente di sentire un applauso spontaneo in sala alla fine di una proiezione cinematografica e va detto che per “Star Wars - Il risveglio della forza” c’è stato (a Lugano, prima proiezione del primo giorno). Non enorme ma c'è stato. Colpisce voltarsi e vedere come a gradire il tutto e a spellarsi le mani non siano solo nerd quarantenni con addosso la maschera di Jar Jar Binks o il casco di Vader (autocitazione), ma anche bambini di dieci-dodici anni. La saga evidentemente li ha già condotti dalla sua parte. Bisogna solo decidere se si tratti del lato sognante o del lato mercantile della Forza.

Marco Zucchi

Oggi esce Star Wars in Svizzera

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TG 20 di mercoledì 16.12.2015

 

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