La Cenerentola di Branagh
La Cenerentola di Branagh (Disney)

Una Berlinale in azzurro

Continua la moda delle favole rivisitate

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DIARIO PUNTATA NOVE

Caro diario, principe azzurro o se preferisci azzurro principessa, visto che è il colore del vestito con cui va al ballo. Oggi qui alla Berlinale non sapevano che fare e ai giornalisti rimasti (molti hanno già impacchettato e sono partiti) è toccato un giro sulla zucca con Cenerentola. Perché il cinema negli ultimi anni stia saccheggiando il repertorio delle favole classiche, rifacendole a una a una in vesti nuove e non per forza innovative, lo capisci facilmente anche tu: a ogni generazione si può provare a rivendere la stessa cosa rivisitata, con meno fatica creativa (non devi farti venire in mente una storia), risultati abbastanza certi (i moduli delle favole più solide difficilmente deludono), possibilità di sbizzarrirsi in versioni fantasiose e sperimentali.

Lily James scende dalla carrozza-zucca
Lily James scende dalla carrozza-zucca (Disney)

Questa volta l’allestimento è molto retrò, i colori sono da cartone animato anche se gli attori sono in carne e ossa, la trama ricalca con una certa precisione quella della versione classica disneyana, topolini compresi. Una cosa che si nota subito è la cenerentolosità assoluta della bella biondina Lily James, che è già abituata ai costumi della serie Downtown Abbey, ma qui con le balze assurde degli abiti fiabeschi sta proprio bene.

Il pubblico in attesa di Cenerentola
Il pubblico in attesa di Cenerentola (RSI)

Sarò un po’ fissato con le Cinquanta sfumature, caro diario, ma questa a suo modo fa come Dakota Johnson: le prende e fa buon viso. Mamma e papà la coccolano? Cenerentola (che non è ancora stata soprannominata così dalla future sorellastre) sorride. Papà le dice di voler bene alla matrigna? Cenerentola sorride. Le tre megere gliene fanno di tutti i colori. Lei continua a sorridere. Ogni schiaffo del destino un sorriso e buonumore. Passa da padrona del maniero a servetta di casa? Sorrisoni. La mettono in solaio? Sorride. Le strappano il vestito della mamma defunta? Non smette di sorridere. Hai voglia a sapere che tanto sei Cenerentola e quindi il principe azzurro (è quasi sempre in verde, ma alla fine si piega al suo destino cromatico) arriverà. Due schiaffoni a ‘ste sorellastre racchie dovresti pure volerli dare, prima o poi. O no? Niente. Lily James sorride. Non so come immaginarmi Kenneth Branagh sul set mentre la dirigeva, caro diario. Il shakespeariano gigione deve averle detto solo “smile”. E lei l’ha preso in parola. Vabbè.

Vendere questo Cinderella a un pubblico che abbia superato i dieci anni sarà durissima, perché aggiunge all’effetto remake di cui non si sentiva il bisogno anche un risoluto rifiuto di qualsiasi idea nuova. Però quando Cenerentola è in azzurro (nell’abito concepito dalla bacchetta di una delle fate più loffie di sempre), lì per un attimo ti fermi: la vedi scendere lo scalone del palazzo reale, con gli sguardi di tutti su di lei, e ti emozioni anche tu. Che sia questo il semplice mistero del cinema? Basta poco a fartelo entrare sottopelle.

Domani davanti al Palast ci sarà la folla
Domani davanti al Palast ci sarà la folla (RSI)

Siamo agli sgoccioli: domani provo a dirti chi vince, caro diario, così siamo sicuri che poi vincerà qualcun altro. Gli ultimi fuochi sono un vietnamita e un giapponese che hanno proposto spunti originali e cadute di tono.

mz

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