Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche (Wikipedia)

Il Nietzsche di Colli

Testo e regia di Marco Colli

Da lunedì 15 giugno a mercoledì 8 luglio 2020

Con Raffaele Farina (Giorgio Colli), Davide Garbolino (Giorgio Colli giovane), Edoardo Camurri (voce fuori campo), Massimo Loreto (Friedrich Nietzsche), Mario Cei (Mazzino Montinari), Jacopo Sarno (Mazzino Montinari giovane), Roberta Petrozzi (il Nou), Sara Dho (il Nou giovane), Luca Sandri (Giuseppe Colli), Massimiliano Zampetti (Pietro Colli), Antonello Governale (Luciano Foa), Elia Schilton (Giulio Einaudi) Marco Cortesi (Paolo Boringhieri), Enrico Bertorelli (Giovanni Agnelli) e con Roberto Albin, Alan Alpenfelt, Lucia Angella, Alessandro Castellucci, Marco Cortesi, Riccardo Buffonini, Davide Farronato, Ketty Fusco, Diego Gaffuri, Simone Lupinacci, Luca Maciacchini, Jasmine Mattei, Valentina Mignogna, Giuseppe Palasciano, Margherita Saltamacchia, Dario Sansalone, Maria Vittoria Scarlattei, Anahì Traversi, Simon Waldvogel, Antoinette Werner, Tatiana Winteler
Presa del suono, editing e sonorizzazione: Thomas Chiesa
Produzione: Francesca Giorzi (RSI 2016)

 

Più di vent’anni, dal 1945 al 1966, durò l’impegno costante di Giorgio Colli, poi affiancato da Mazzino Montinari, di realizzare un’edizione critica delle opere edite ed inedite di Friedrich Nietzsche, che rilanciasse il pensiero del grande filosofo tedesco e allontanasse da lui la calunnia che lo voleva anticipatore del nazismo. In un primo tempo l’editore avrebbe dovuto essere Einaudi, per questo Giorgio, non ancora trentenne, due mesi dopo la fine della guerra, aveva incontrato il caporedattore della casa editrice, Cesare Pavese. Per undici anni Colli, pur impegnato sul fronte delle grandi traduzioni di Aristotele e Kant e nella realizzazione, per Boringhieri, dell’“Enciclopedia degli Autori Classici”, caldeggiò presso l’editore torinese il suo progetto. Sullo sfondo una polemica culturale dai toni infuocati che condannava Nietzsche come nazista e Colli come encomiastico esegeta del filosofo reazionario. Dando retta ai nemici di Colli, fra tutti Delio Cantimori ed Eugenio Garin, Einaudi si tirò indietro. Nei primi anni ’60 Luciano Foà, da sempre sostenitore di Colli, abbandonando l’Einaudi, dava vita all’ “Adelphi”. Fra i progetti costituenti la nuova casa editrice milanese ci fu la realizzazione dell’edizione critica nietzschiana. All’italiana “Adelphi” si affiancarono nell’impresa la francese “Gallimard” e la tedesca “De Gruiter”. Colli aveva scoperto Nietzsche quando, quindicenne, convalescente dal morbillo, volendo imparare il tedesco, aveva affrontato lo Zarathustra, unico libro tedesco trovato in casa, armato soltanto di un vocabolario. La sua passione per Fritz durò tutta la vita. Per Giorgio Colli, di cui fra pochi mesi trascorrerà il centenario della nascita, l’enigma della vita trovava espressione nell’immediatezza che è apparenza di un nascosto, ma si concreta anche in materia. Questa illuminazione conoscitiva, centrale nel suo pensiero, Giorgio l’aveva avuta davanti ad una cascata, in Svizzera, a Sils Maria, dove sulle orme di Nietzsche trascorse alcune estati con la famiglia. Per lui c’era un punto d’incontro, una radice comune fra il logos razionale e la sua origine mitica, dionisiaca ed apollinea.

Il Nietzsche con cui Giorgio si è confrontato alla pari, per tutta la vita, è un Nietzsche esoterico, “greco”, inattuale e antistorico, che ci indica la via che ci porta agli antichi maestri della sapienza presocratica. Colli stava lavorando al terzo volume della “Sapienza Greca”, quando morì all’improvviso, prematuramente, trentacinque anni fa. La morte fermò la sua mano su un frammento di Eraclito, quasi una testimonianza del suo modo di essere, un uomo d’azione che aveva guerreggiato con coraggio sui campi di estenuanti battaglie editoriali: “Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, perché è chiuso alla ricerca, e ad esso non porta nessuna strada”.

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