Antonio e Cleopatra, di Lawrence Alma Tadema
Antonio e Cleopatra, di Lawrence Alma Tadema (Wikipedia)

Da Cleopatra ad Amleto

La scienza in (e all’epoca di) Shakespeare, a cura di Clara Caverzasio

Il giardino di Albert
Sabato 23 aprile 2016 alle 18:00

Replica domenica 24 aprile 2016 alle 10:35

 

Cosa c’entrano Cleopatra e Amleto con la scienza? I protagonisti dei due capolavori di Shakespeare, una con la sua passione sfrenata, l’altro, che si definisce il “re di uno spazio infinito”, con la sua follia, esprimono entrambi in modi diversi il congedo da un mondo finito, ordinato e circoscritto, per inoltrarsi in un universo senza più limiti e confini, costellato di innumerevoli incognite e sfide: che è di fatto, la traduzione drammaturgica e poetica di quella straordinaria rivoluzione astronomica e cosmologica, che tra 5 e ‘600 dà avvio alla rivoluzione scientifica. L’epoca in cui visse Shakespeare, è infatti l’epoca di Copernico e del suo eliocentrismo, che sconvolge la visione del mondo e con esso dell’uomo, non più al centro dell’universo; di Galileo, nato lo stesso anno di Shakespeare, e del suo telescopio che porta il cielo in terra; di Giordano Bruno il quale aveva ipotizzato che l’universo fosse infinito. Ecco perché Shakespeare si trova a vivere in un momento veramente speciale della nostra storia: è il momento in cui nasce la scienza moderna e il metodo scientifico, e si afferma letteralmente un “nuovo cielo e una nuova terra” (Antonio a Cleopatra, atto I). Ma quello dell’influsso che la rivoluzione scientifica ha avuto sull’opera del bardo è un campo di indagine abbastanza recente, e ricco di scoperte e sorprese. Ce ne parlano nel Giardino di Albert di sabato, la storica della scienza Elena Canadelli, dell’Università di Padova, il genetista Edoardo Boncinelli appassionato di poesia e di classici, che ha indagato in particolare l’influsso di Galileo e dell’esplosione della astronomia osservativa sulle opere shakespeariane, e lo scrittore e poeta Sandro Modeo, appassionato di scienza, che mette in luce la sorprendente presenza del sapere biologico e anatomistico dell’epoca, nei testi del bardo.

 

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