Incontro con Angelo Del Boca

di Elisabetta Jankovic

LASER
Da mercoledì 16 a giovedì 17 maggio 2018 alle 09:00
Replica alle 22:35

 

Ha pubblicato decine di libri, eppure è proprio l'ultimo quello a cui ammette di essere più legato: "Nella notte ci guidano le stelle”, ovvero la sua storia partigiana, quando lui, Angelo Del Boca, non aveva neanche vent'anni.

Oggi di anni ne ha novantatre e vive a Torino con la moglie, all'ottavo piano di una palazzina vicino alla Stazione. Il suo appartamento è ricco di libri, di ex voto e di oggetti che parlano di Africa, di viaggi, di incontri. Come quello con il negus neghesti, l'ultimo imperatore d'Etiopia: Hailé Selassié o con il colonnello libico per eccellenza: Muammar Gheddafi.

Ai nostri microfoni Angelo Del Boca, lucidissimo anche se con la voce a tratti affaticata, ripercorre le tappe della sua lunga, intensa, prolifica carriera: romanziere, redattore capo del settimanale “Il Lavoratore”, inviato speciale della “Gazzetta del Popolo” e de “Il Giorno” e soprattutto studioso del colonialismo italiano.

Sfidando le critiche e le contestazioni della stampa conservatrice, Del Boca infatti denunciò le atrocità compiute dalle truppe italiane in Libia e in Etiopia. Ben nota è la polemica, durata anni, con Indro Montanelli che negava ostinatamente l'uso di armi chimiche da parte dei suoi connazionali e quindi la validità delle ricerche di Del Boca.

Nella prima parte dell'intervista, Del Boca focalizza i suoi ricordi sugli anni partigiani e sugli incontri con Hailé Selassié.

Nella seconda invece, introdotta e conclusa da brevi estratti di una piece teatrale intitolata "Acqua di colonia" della compagnia Frosini/Timpano, Angelo Del Boca racconta l'incontro con Gheddafi, il futuro incerto della Libia, il timore per i movimenti neofascisti in Europa e il panorama della ricerca storica in Italia.

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